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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca Conegliano

Prestanome minacciato dai soci, il giudice lo assolve

Un 52enne di Conegliano aveva accettato nel 2011 il ruolo di "testa di legno" per una società della provincia di Macerata. Qualche mese dopo voleva sfilarsi ma sarebbe stato oggetto di pressioni esplicite. Nel processo è stato condannato un uomo di Castelfranco Veneto

Era diventato una "testa di legno" per necessità, dopo la perdita del lavoro. Ma trovatosi protestato dalle banche per l'emissioni di assegni a vuoto, con un procedimento Inps per contributi non versati che avrebbe potuto scaturire nel penale, ingiunzioni di pagamento da parte dei fornitori della ditta per materiali che non aveva mai ordinato o dato incarico alcuno di ordinare e anche dei verbali per violazione del codice della strada da parte di vetture intestate all'azienda che però non aveva mai utilizzato, l'uomo aveva deciso di dire basta al "giochino". In tutta risposta aveva però ricevuto minacce, neppure troppo velate, indirizzate anche alla famiglia.

Così si era ritrovato a processo, insieme ad altre tre persone, di cui una orginaria di Castelfranco Veneto, con l'accusa di aver distratto dalla massa fallimentare della società di cui era diventato l'amministratore delegato circa 800 mila euro, oltre ad aver cointribuito a sottrarre le scritture contabili rendendo impossibile la ricostruzione del patrimonio dei movimenti d'affari dell'azienda. Ma nei giorni scorsi l'uomo, un coneglianese di 52 anni (difeso dall'avvocato Paolo Pastre) è stato assolto dal Tribunale di Macerata perchè il fatto non sussiste. Condannato invece a 3 anni A.P., l'altro trevigiano coinvolto nell'indagine.

Il 52enne, nel 2011, si era ritrovato in ristrettezze economiche a causa di un licenziamento quando arriva una proposta davvero allentante: un vicino di casa gli proprone un lavoro presso l'azienda di un suo amico. L'incarico è quello di amministratore unico ma appare subito chiaro che in realtà la società (la "Laseconda Plast" srl, con sede a San Ginesio, in provincia di Macerata) sarebbe stata gestita da altri e aveva bisogno solo di una prestanome che figurasse come rappresentante legale. «Da subito - racconta il coneglianese -  ho notato che vi erano situazioni a dir poco dubbie: infatti la mia posizione era di sola presenza e apparenza e tutte le pratiche burocratiche e amministrative venivano gestite da un altro socio. Ero consapevole di questa situazione ma in considerazione della mia condizione economica, con tre figli minori da mantenere e anche alcune velate minacce, alla fine avevo accettato». 

Nel mese di giugno del 2012 la situazione sembra però precipitare. La "Laseconda Plast" viene infatti protestata da una banca del maceratese per l'emissione di assegni senza copertura, che il 52enne dice di non avere mai firmato. E questo il momento in cui il coneglianese prova a tirarsi fuori ma uno dei soci lo minaccia: «Ho un nipote residente a Castel Gandolfo che è legato alla malavita organizzata del luogo e che non gradirebbe una eventuale interferenza sulla continuità della ditta». Il giovane in effetti lo chiama al telefono, contattando anche attraverso l'utenza della moglie. «Quello che stai facendo è sbagliato - avrebbe detto in tono perentorio -  lascia stare mio zio, la questione la devi risolvere con me, è già tanto che non ti chiedo i soldi indietro per i danni subiti con il protesto degli assegni, ho investito un sacco di soldi» aggiungendo che se avesse continuato con l'intenzione di uscire dalla compagine societaria gli avrebbe fatto una "visita" per «parlare a quattro occhi senza la presenza di nessuno».

Nel luglio del 2012 finalmente l'uomo riesce a sganciarsi ma nel novembre dell'anno successivo la "Laseconda Plast srl" viene dichiarata fallita, con un buco nei conti che sfiora il milione di euro. E le indagini che seguono inguaiano anche il coneglianese, indagato per bancarotta per distrazione. A dieci anni arriva l'assoluzione con cui il 52enne può dire di essersi messo alle spalle tutta questa brutta storia. 

  
   

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