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La Garbellotto Botti, l'azienda dove è avvenuta la tragedia

La Garbellotto Botti, l'azienda dove è avvenuta la tragedia

Operaio trafitto da un pezzo di legno, a processo i fratelli Garbellotto

I tre titolari dell'omonima azienda, che produce botti, sono a giudizio con l'accusa di omicidio colposo per l'incidente occorso a di Dino Corocher, 49enne operaio di Vittorio Veneto. Sul banco degli imputati anche il direttore generale Graziano Cavalet e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione Matteo Cestaro

Non era una scheggia appuntita ma una vera e propria "lancia" di quasi mezzo metro quella che, il 26 luglio del 2017, si è conficcata nella carotide di Dino Corocher, il 49enne operaio della Garbellotto Botti di Conegliano, causandone la morte. Questo è quanto emerso nel corso della prima udienza dibattimentale, svoltasi oggi mercoledì 7 aprile, del processo che vede sul banco degli imputati Piero Garbellotto, 40 anni, noto anche per essere il presidente dell'Imoco Volley, i fratelli  Piergregorio, 40enne e Pieremilio, 38 anni, tutti di Conegliano. Insieme a loro sono a giudizio, con l'accusa di omicidio colposo per non aver rispettato le norme sulla sicurezza sul posto di lavoro, anche il direttore generale Graziano Cavalet, 69 anni di San Fior, ed il responsabile del servizio di prevenzione e protezione Matteo Cestaro, 52enne di Preganziol. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Alberto Mascotto, Alessandro Alfano e Alessandro Rinaldi.

Corocher, che abitava a Vittorio Veneto, era un operaio esperto che aveva partecipato -  è stato appurato nel corso dell'udienza, in cui sono stati sentiti gli ispettori dello Spisal che hanno condotto le indagini e alcuni colleghi del 49enne - a tutti i corsi di formazione e sulla sicurezza. E' stato centrato da un legno appuntito staccatosi da un  pezzo di rovere su cui stava operando con una macchina rifilatrice. Secondo gli accertamenti l'oggetto era partito improvvisamente dal macchinario colpendo il mastro bottaio al collo, nel punto più fragile sotto il pomo d'Adamo. Come una lancia gli aveva provocato una profonda ferita con conseguente copiosa e fatale emorragia.

Erano le 8.45 quando si consumò la tragedia, nel reparto di taglio legnami. I colleghi ed i vertici dell’azienda erano subito accorsi per aiutare Corocher ma purtroppo non c'era più niente da fare, impossibile tamponare l’emorragia alla carotide. L’operaio era stato trafitto in un punto vitale. Secondo quanto emerso durante l'udienza l'operaio non sarebbe stato intento a lavorare il legno per realizzare doghe per le botti ma avrebbe operato sulla rifilatrice per tagliare del legname che poi sarebbe stato venduto. La difesa punta a dimostrare che la mattina Corocher si era messo autonomamente a lavorare sul macchinario che, contrariamente ad altri del tutto simili, era fatto soltanto per la realizzazione delle botti.

La famiglia del 49enne non si è costuita parte civile ed è stata interamente risarcita.

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