Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Confartigianato, Bernardi: "In Italia un habitat non favorevole alle realtà produttive"

Il presidente: "L’ennesimo colpo è arrivato dalla decisione che ha interessato le start up innovative: dal marzo scorso, per costituirsi, hanno l’obbligo di recarsi dal notaio e non possono più procedere semplicemente online"

"Il problema dell’Italia non è la dimensione dell’impresa, ma un habitat per nulla favorevole alle stesse. Il problema del nostro Paese è l’ambiente in cui sono chiamate a operare le attività produttive che risulta ostacolante. L’ennesimo colpo è arrivato dalla decisione che ha interessato le start up innovative: dal marzo scorso, per costituirsi, hanno l’obbligo di recarsi dal notaio e non possono più procedere semplicemente online. Un problema che solo nella Marca Trevigiana coinvolge 171 start up innovative che dovrebbero sostenere una spesa complessiva superiore a 300mila euro per adeguarsi qualora il provvedimento sia retroattivo perchè permangono dei dubbi interpretativi. Questa ulteriore complicazione si è inserita sottotraccia nel dibattito sul sistema Paese che ha animato i mesi scorsi". A dirlo è Oscar Bernardi, presidente Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.

Sotto accusa in particolare il ruolo dei piccoli imprenditori. I dati relativi alle performance di esportazioni e della manifattura hanno tuttavia confutato questa tesi: siamo il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori di punta del made in Italy, dall’agroalimentare alla moda, dal legno-arredo alla meccanica, grazie ai 4,2 milioni di piccole imprese che rappresentano il 99% di tutte le aziende d’Italia e danno lavoro al 65% degli addetti. È il mercato che decide e premia la dimensione giusta per competere.

"Oggi, si può essere competitivi nel mondo sfruttando i fattori abilitanti che l’innovazione mette a disposizione. Come è avvenuto durante la pandemia quando le piccole imprese hanno investito in tecnologie digitali anche per diversificare e vendere on line i propri prodotti - continua Bernrdi - Il nostro habitat è poco favorevole all’iniziativa economica, a prescindere dalla taglia delle imprese. L’esempio lampante è proprio venuto dalla decisione che ha interessato la costituzione delle start up innovative. Il passaggio dal notaio non comporta solo un aggravio di costi, ma anche un allungamento dei tempi. È questa la strada giusta per lo snellimento burocratico? È questa la modalità che garantisce celerità? E’ la giusta formula per essere attrattivi nei confronti di chi vuole sviluppare un’idea imprenditoriale?".

"Le start up innovative, 171 realtà nella Marca, che oggi si stanno interrogando su quale sarà il loro futuro hanno un ruolo dirimente nelle nostre comunità: sono attivatrici di processi virtuosi, alimentatrici di ricerca, fautrici di contaminazione. Perchè privarci di questo patrimonio? Perché impoverire il nostro territorio? Nell’ambito dei processi di digitalizzazione, di trasformazione le start up innovative sono essenziali. In molti casi erogano servizi alle imprese esistenti ad altro valore tecnologico aggiunto" conclude Bernardi.

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