Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca Villorba

Conti bancari alle Bahamas per evadere le tasse: 285mila euro sequestrati

Due imprenditori di una società trevigiana attiva nel commercio di software e prodotti informatici, sono stati denunciati per autoriciclaggio. In totale le tasse non pagate ammonterebbero a 700mila euro

La Guardia di finanza di Treviso ha rintracciato alle Isole Bahamas parte dei soldi frutto dell’evasione fiscale realizzata, tra il 2015 e il 2018, da una società informatica trevigiana, grazie all’utilizzo di fatture false, emesse da un'azienda maltese per circa 1,5 milioni di euro.

Il sequestro

I due soci dell’impresa trevigiana, residenti nella Marca, sono stati denunciati non solo per il reato di dichiarazione fraudolenta con uso di fatture false, ma anche per il più grave reato di autoriciclaggio (punibile fino a otto anni di carcere) dal momento che parte dei proventi dell’evasione (circa 285mila euro su un ammontare di risparmio d’imposte pari a 700mila euro) è stata rintracciata su due conti correnti intestati a nomi di fantasia, che i due indagati avevano aperto alle isole caraibiche. Il Gip di Treviso ha disposto il sequestro preventivo per equivalente dei proventi illeciti riciclati all’estero. Il provvedimento è stato subito eseguito dalle Fiamme Gialle, che hanno sequestrato ai due imprenditori 285mila euro su dei loro conti correnti italiani, pari al provento del reato di autoriciclaggio.

Le indagini

Le indagini erano partite nel gennaio del 2020 da una verifica fiscale nei confronti della società con sede a Villorba, attiva nel commercio di software e applicativi informatici. Nonostante l’apparente regolarità della contabilità, a insospettire i finanzieri sono stati però i rapporti commerciali con un'azienda maltese, a sua volta partecipata da una società con sede in Liechtenstein. Nei confronti della società trevigiana erano state emesse fatture per 1,5 milioni di euro, per l’utilizzo di un software di cui l’impresa maltese sarebbe stata licenziataria. Grazie alla cooperazione internazionale, si è scoperto però che il pagamento delle fatture era avvenuto soprattutto con bonifici su un conto corrente in Repubblica Ceca. Da qui il denaro, attraverso una fiduciaria, era transitato a Dubai, negli Emirati Arabi, e, infine, riaccreditato, per un totale di 285mila euro, su due conti delle Bahamas, territorio qualificato come paradiso fiscale che però, dal 2019, collabora con l’Italia e favorisce lo scambio delle informazioni, come avvenuto in questo caso.

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