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Contratti mascherati da sconti, Adico accusa azienda di Quinto

L'Associazione Difesa Consumatori ha ricevuto diverse segnalazioni relative a una ditta che opera porta a porta. I rappresentati farebbero firmare un contratto vincolante anziché l'accettazione del catalogo

Contratti vincolanti fatti sottoscrivere da ignari consumatori con l'illusione di ricevere buoni sconto. Allo sportello di Adico, Associazione Difesa Consumatori, sono arrivate diverse segnalazioni relative a un’azienda di Quinto di Treviso che vende articoli di arredamento porta a porta.

Secondo quanto denunciato dai consumatori, la ditta invierebbe i propri rappresentanti casa per casa per proporre dei buoni acquisto da utilizzare nell'arco di tre anni. In realtà, secondo quanto riferito da Adico, i malcapitati si ritroverebbero a firmare, senza saperlo, un contratto che li vincola all'acquisto e dal quale non potrebbero recedere.

Le prime diffide - riferisce Adico - sono già scattate e all'azienda di Quinto è stato chiesto di annullare i contratti, in quanto la loro sottoscrizione sarebbe stata carpita con l'inganno.

TESTIMONIANZE - Tra i presunti truffati ci sarebbe anche una donna di Scorzè (VE), che ha denunciato all'associazione di essere stata indotta a sottoscrivere il contratto con l'inganno. La signora avrebbe ricevuto la visita a casa di un agente porta a porta che le avrebbe illustrato la possibilità di acquistare degli articoli di arredamento con uno sconto compreso tra il 20% e il 50%. Il venditore l'avrebbe quindi invitata a compilare e a firmare un modulo come liberatoria per il trattamento dei dati personali ai fini della ricezione del catalogo pubblicitario.

La veneziana, confusa dall'aspetto del fascicolo, che conteneva anche fotografie di prodotti e quindi sembrava una brochure promozionale, avrebbe sottoscritto il modulo, senza sapere che invece si trattava di un contratto che la vincolava ad acquisti per almeno 2.750 euro nell'arco di tre anni.

Disavventura analoga per una signora di Mestre (VE), che avrebbe ricevuto ben due visite degli incaricati della ditta trevigiana. La donna si sarebbe fidata del promotore, che l'avrebbe anche rassicurata sul fatto che non avrebbe avuto nessun obbligo d'acquisto e che la firma sul modulo serviva solo a dimostrare al superiore dell'agente l'avvenuto contatto.

Ma un mese dopo la firma, alla porta della signora avrebbero bussato due incaricati, che le avrebbero chiesto cosa avesse intenzione di acquistare. Alla risposta della signora, che avrebbe detto di non essere interessata a nessun acquisto non avendo nemmeno un lavoro, il venditore l'avrebbe minacciata di chiamare la polizia e farle causa nel caso in cui non avesse tenuto fede al contratto firmato.

IL CONSIGLIO - "Il racconto delle due signore è esemplare, perché è esattamente ciò che testimoniano anche gli altri consumatori che ci stanno chiedendo di aiutarli – spiega Carlo Garofolini, presidente di Adico – dal momento che i malcapitati pensano di aver firmato solo una liberatoria per ricevere un catalogo, hanno lasciato trascorrere senza saperlo i dieci giorni che il Codice del Consumo stabilisce come termine entro il quale esercitare il diritto di recesso. Invitiamo chi si trovasse in una situazione analoga, con questa ditta di Quinto di Treviso o con altre, a rivolgersi ai nostri esperti per impugnare il contratto e far valere i propri diritti. Purtroppo non si tratta di un caso isolato, quindi è bene non firmare nulla prima di aver chiesto consiglio a persone competenti".

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