La giustizia ai tempi del Coronavirus, 34enne condannato via Skype

Tre anni di reclusione per un uomo di Zero Branco. Questa la sentenza emessa dal gup Bruno Casciarri al termine del primo processo celebrato a Treviso in videoconferenza

Il tribunale di Treviso

Prima condanna in "diretta Skype" a Treviso. E' successo ieri durante il processo svolto con il rito abbreviato a carico di un 34enne di Zero Branco, finito alla sbarra con l'accusa di maltrattamenti e estorsione ai danni dei genitori e resistenza nei confronti di quattro carabinieri della stazione di Zero Branco che lo stavano arrestando dopo essere stati chiamati dal padre e dalla madre di lui. Tre anni di reclusione la sentenza emessa ieri, martedì, dal gup Bruno Casciarri al termine del primo processo celebrato a Treviso in videoconferenza. L'udienza si è svolta in collegamento sulla piattaforma skype. Al momento della sua requisitoria per formulare la richiesta di condanna a 4 anni senza concessione delle generiche, il pm Massimo Zampicinini si è avvicinato alla postazione che aveva la webcam del computer puntata sul giudice in modo da poter essere visto e non solo sentito.

Il 24enne, che ha problemi di tossicodipendenza, era stato arrestato il 3 dicembre scorso. A chiamare i carabinieri erano stati i genitori durante l'ennesima lite a casa, scatenata dalle richieste di denaro del ragazzo. «Va avanti così dal 2013 -hanno spiegato i coniugi ai militari- non ne possiamo più, viviamo in un clima di terrore, deve essere fermato ma soprattutto deve essere convinto a farsi curare».

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«Datemi i soldi o vi ammazzo, giuro che spacco tutto»: ha urlato quella sera il giovane. All'arrivo dei carabinieri ha prima tentato di investirne due salendo in sella alla sua bicicletta, per poi scagliarsi contro gli altri, mordendoli e strattonandoli. «Quando esco vi ammazzo, fosse l'ultima cosa che faccio»: ha detto ai militi dell'Arma che lo stavano arrestando, aggiungendo: «Mi fate schifo. Avete figli? Perché sarà triste per loro sapervi morti». Secondo le indagini il 24enne sarebbe stato inghiottito dal vortice della tossicodipendenza. Da qui le sue pressanti richieste di denaro per acquistare eroina e cocaina. Prima cifre che potevano arrivare a 250 euro alla settimana, poi 100 euro ogni due giorni e infine, nelle settimane che hanno preceduto l'arresto, di 80 euro al giorno. Così la casa, in cui il ragazzo viveva insieme ai genitori e alle sorelle, è diventata un inferno. Nel mirino soprattutto la madre, insultata, picchiata e umiliata. «Vecchia scema, va a fare in...» e poi ancora «Sei una p...» le frasi che rivolgeva alla donna mentre, in preda agli scatti d'ira, sfasciava i mobili dell'abitazione. Il 24enne uscirà di galera a maggio per essere ricoverato in una struttura di recupero per tossicodipendenti dove seguirà il percorso di disintossicazione e riabilitazione.

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