Coronavirus: aumentano i contagiati e l'Ulss 2 riorganizza l'attività ospedaliera

Rispetto a venerdì i positivi nel trevigiano sono aumentati di 54 unità. Nel frattempo sono garantite le attività ambulatoriali per visite ed esami diagnostici con classi di priorità U e B

Viste le recenti disposizioni regionali, considerata l’evoluzione della situazione epidemiologica (lo dimostra l'ultimo bollettino emesso dalla Regione Veneto sabato sera con cui viene indicato un notevole aumento di contagiati da Covid-19  in tutto il trevigiano, ossia +54 casi rispetto ai dati forniti sabato mattina per un totale di 392 casi in tutta la provincia) e al fine di contenere al minimo il pericolo di contagio, sono state definite una serie di misure restrittive circa l’operatività all’interno delle strutture ospedaliere e dei poliambulatori di tutto il territorio dell’Azienda ULSS 2. Da lunedì 16 marzo verranno garantite solamente:

- le attività ambulatoriali per visite ed esami diagnostici con classi di priorità U (entro 72 ore) e B (entro 10 giorni), l’attività in ambito materno-infantile ed oncologico (sia prime visite che controlli). Gli utenti già prenotati rimarranno in lista senza dover produrre un'altra impegnativa.

- le attività chirurgiche indifferibili, in particolare nell’ambito della chirurgia oncologica;

- le attività di screening limitatamente a quelle di secondo e terzo livello;

- le attività di assistenza psichiatrica;

- I punti prelievo limitatamente alle richieste indifferibili.

Per le prenotazioni si invitano gli utenti ad utilizzare i servizi online, ove disponibili, o contattare i Call Center perché i Centri Unici di Prenotazione (CUP) sono chiusi. Per il ritiro di referti di esami di laboratorio e radiologici (per Treviso) è disponibile il servizio online dal sito dell’azienda www.aulss2.veneto.it, nella sezione servizi online - Ritiro Referti. Viene comunque garantito il servizio URP telefonico e online, mentre gli sportelli URP sono chiusi e per questo l’Azienda si scusa per eventuali disagi. «La nostra comunità sta vivendo un momento delicato e importante - commenta il Direttore Generale dell’ULSS 2 Francesco Benazzi - dobbiamo prevenire con la massima determinazione ogni ulteriore possibilità di contagio, per questo dobbiamo adottare misure così restrittive».

L'analisi dell'Ulss 2 della mortalità occorsa nell’Ospedale Cà Foncello di Treviso

Come  noto, quella che dal giorno 12/03/20 è stata definita dalla WHO come pandemia da nuovo coronavirus Sars-Cov2, ha preso origine in Cina nella città di Wuhan a fine Dicembre 2019. Il primo caso di Covid-19 in Italia, non direttamente riconducibile al focolaio cinese, è stato diagnosticato a Lodi il giorno 21/02/20 in un soggetto di 38 anni non affetto da patologie pregresse e ricoverato in Terapia Intensiva per insufficienza respiratoria acuta. Una recente pubblicazione scientifica individua in realtà come possibile “Paziente 1” in Europa un soggetto tedesco di 33 anni, altrimenti sano, che ha lamentato disturbi simil-influenzali il giorno 24/01/20 e che nei giorni precedenti aveva avuto contatti con una collega cinese asintomatica ma risultata successivamente affetta da Covid-19 dopo il rientro in Cina. Non è chiaro se questo primo episodio sia poi direttamente collegato ai successivi focolai riscontrati in Lombardia e Veneto ma conferma ulteriormente come l’infezione sia altamente trasmissibile anche da parte di soggetti pauci-sintomatici. Un secondo elemento che caratterizza l’infezione da Covid-19 è il lungo periodo di incubazione (tempo mediano di 5.1 giorni ma potenzialmente fino 14), periodo nel quale mantiene un’elevata contagiosità (erre con zero noto stimato fra 2 e 3.5). Inoltre la malattia può manifestare i disturbi respiratori che la caratterizzano anche a distanza di 5-8 giorni dall’inizio dei disturbi simil-influenzali. Questi elementi che caratterizzano la nuova infezione da Covid-19 la rendono particolarmente insidiosa nella diagnostica iniziale e nella successiva prevenzione della diffusione.

A fine febbraio sono stati resi disponibili i primi dati clinici di outcome clinico sulla popolazione cinese colpita da Covid-19. Questi dati riportano una mortalità complessiva del 2.3%, recentemente poi rivista a livello globale intorno al 3.4% da parte dell’WHO. I dati a disposizione indicano come tale mortalità resti sostanzialmente inferiore all’1% nei soggetti con età inferiore a 50 anni, per incrementare progressivamente all’aumentare della fascia d’età fino a valori dell’8% fra i 70 e 79 anni e del 14.8% nei soggetti ultraottantenni. I dati della popolazione generale cinese dimostrano inoltre come la mortalità risulti più elevata in condizione di comorbidità. Infatti, la presenza di ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, neoplasia e patologie respiratorie croniche, può far salire la mortalità al 5.6-10.5% indipendentemente dall’età. Appare quindi evidente come la coincidenza di età avanzata e comorbidità in questi soggetti renda questa popolazione particolarmente a rischio di un’elevata mortalità.

In data 25/02 a soli 4 giorni dal primo caso diagnosticato in Italia  presso il reparto di Geriatria dell’Ospedale Cà Foncello è stata eseguita la prima diagnosi di infezione da Covid-19  nella provincia di Treviso. La paziente degente dal giorno 7/02/20 era affetta da gravi comorbidità. Il sospetto di infezione da Covid-19 era nato a seguito ad un repentino peggioramento, dopo un relativo periodo di stabilità clinica, con comparsa di febbre e difficoltà respiratorie. In linea con quanto sta emergendo dall’analisi dell’andamento clinico di pazienti affetti da Covid-19 e ricoverati nelle strutture ospedaliere italiane, il peggioramento clinico repentino con comparsa di grave insufficienza respiratoria è un tratto che caratterizza la storia naturale dell’infezione quando si manifesta nella forma polmonare più grave. Nonostante la paziente avesse una storia clinica di base già compromessa e fosse completamente priva di fattori di rischio epidemiologici che potessero far pensare ad una esposizione al nuovo coronavirus, il personale medico ha deciso di eseguire in urgenza il tampone per Covid-19 risultato poi positivo. La paziente è purtroppo deceduta dopo il trasferimento in Terapia Intensiva. Accertamenti successivi hanno poi evidenziato come uno dei care-giver della paziente fosse positiva al tampone per Covid-19.

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Non è possibile risalire al momento iniziale di contagio della paziente e quindi stabilire per quanto sia durata l’incubazione del virus. Tuttavia, la diagnosi eseguita tempestivamente dopo la comparsa dei disturbi clinici ha consentito di inquadrare rapidamente il livello di diffusione che il coronavirus ha raggiunto all’interno del reparto di Geriatria sia fra i degenti che gli operatori sanitari (medici, infermieri, OSS). Nei giorni successivi alla diagnosi della prima paziente e in un arco temporale di 15 giorni si sono verificati nell’Ospedale Cà Foncello, all’interno dei suoi diversi reparti, 26 decessi complessivi (di cui nove si sono verificati fra i pazienti rimasti degenti in Geriatria). L’età media complessiva dei pazienti deceduti è stata di 85.7 anni (87.3 anni se consideriamo solo i degenti rimasti in Geriatria). Se consideriamo le comorbidità presenti in questa popolazione si rileva come l’82.6% fosse affetto da precedenti patologie cardiovascolari (inteso come pregresso infarto del miocardio/ictus/scompenso cardiaco), il 47.8% fosse diabetico, il 26.1% con patologia tumorale attiva e il 13% affetto da BPCO, inoltre il 47.8% presentava storia clinica di decadimento cognitivo/demenza con sindrome di allettamento. Nessuno dei pazienti era solamente COVID-19 positivo senza presenza di comorbità. Appare quindi evidente come l’andamento di clinico questi pazienti sia coerente coi dati soprariassunti della letteratura internazionale e non siano quindi presenti anomalie clinico-epidemiologico relative alla sopravvivenza della popolazione esplorata. L’epidemia di COVID-19 si è quindi inserita in una popolazione anziana già portatrice di caratteristiche cliniche che ne giustificano la mortalità osservata.

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