Cronaca

Corruzione alla Guardia di Finanza, il Riesame accoglie il ricorso della Procura

Indagini suppletive e nuovi documenti spingono i giudici a ripristinare gli arresti domiciliari per i finanzieri Stefano Arrighi e Biagio Freni e l'imprenditore Andrea Ongetta

TREVISO I finanzieri Stefano Arrighi e Biagio Freni e l'imprenditore Andrea Ongetta devono tornare agli arresti domiciliari. A stabilirlo è stato il tribunale del Riesame di Venezia che ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Treviso dopo che il gip Angelo Mascolo, al termine dell'interrogatorio di garanzia, aveva revocato la misura di custodia cautelare per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

In udienza il sostituto procuratore Giulio Caprarola ha presentato altre 100 pagine di documenti e indagini suppletive che hanno convinto il Riesame a ripristinare la misura nei confronti del capitano Arrighi, del luogotenente Freni (entrambi nel frattempo sono stati trasferiti) e dell'imprenditore Ongetta. I legali dei tre, gli avvocati Gianmaria Nicastro, Maurizio Paniz, Francesco Murgia e Luigi Stortoni, hanno già annunciato che presenteranno ricorso in Cassazione, attendendo comunque il deposito delle motivazioni. I tre sono di fatto ancora in libertà fin quando la decisione non diverrà definitiva.

I documenti depositati dalla Procura di Treviso però pare diano ancor più consistenza al quadro indiziario: molte pagine hanno puntato sul fatto che Ongetta avrebbe dei guai per la partecipazione a una società con sede in Romania già finita sotto inchiesta per sospette operazioni finanziarie. Secondo gli inquirenti questo elemento avrebbe dovuto indurre i finanzieri a indagare con maggiore attenzione sulla sua azienda di Ponte di Piave.

La vicenda alla base dei ricorso al Riesame riguarda invece un presunto caso di corruzione all'interno della Guardia di Finanza di Treviso. La Procura trevigiana è convinta che le condotte contestate ai tre indagati siano penalmente rilevanti. La prova regina sarebbero i frame della cessione di due orologi Iwc, avvenuta il 13 maggio scorso al termine di un pranzo al ristorante “Al Migò” situato all'interno dell'hotel Ca' del Galletto, come regalo per aver ammorbidito, secondo gli inquirenti, una verifica fiscale.

Incontro a cui hanno partecipato, in borghese, alcuni colleghi dei finanzieri per documentare tutto. L'esito di mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali. Proprio in una di queste intercettazioni, carpita tramite un malware installato nel cellulare di uno dei due finanzieri, si sente il capitano Arrighi lamentarsi con Freni del regalo ricevuto dall'imprenditore. “Allora l'orologio vale, costa 5.650 euro. Però è il penultimo come grafica... E' uguale preciso identico a quello che ho già, mannaggia. ...se l'avesse visto c***o, prendeva un altro modello!”.  

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