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Crisi Faram e Mobilificio Europeo, mille posti di lavoro sono a rischio

Venerdì in mattinata doppio vertice in Provincia per fare il punto sulla Faram di Giavera di Montello e il Mobilificio Europeo di Cessalto

“Le parti in causa non possono tirarsi indietro, una soluzione va trovata: Faram ed Europeo sono due aziende storiche della Marca trevigiana, che hanno fatto la storia del settore legno-arredo in questa provincia e non possiamo permettere che chiudano per sempre. Rischiamo di perdere quasi 500 posti di lavoro, che diventano un migliaio se si considera l’indotto”. E’ chiaro Francesco Orrù, segretario generale della Filca Cisl Belluno Treviso, al termine del doppio incontro di questa mattina in Provincia, a Treviso, per fare il punto della situazione sulla crisi che stanno vivendo due imprese leader del settore del mobile: la Faram di Giavera di Montello e il Mobilificio Europeo di Cessalto.

Agli incontri erano presenti i sindacati, le Rsu di entrambe le aziende, i rappresentanti aziendali, Unindustria Treviso e l’assessore al Lavoro della Provincia Michele Noal. “Nessuna novità positiva purtroppo - riferisce Orrù -. Per quanto riguarda Faram, l’azienda ha confermato il momento di difficoltà che sta attraversando e ha chiesto ai lavoratori di tornare in produzione, impegnandosi al pagamento delle retribuzioni arretrate subito dopo l’approvazione del piano industriale da parte delle banche. I lavoratori decideranno il da farsi in assemblea già nelle prossime ore. I rappresentanti aziendali di Europeo, poi, ci hanno confermato che in questo momento non ci sono trattative in corso. Siamo preoccupati perchè il rischio è che se non si fa avanti nessuno per rilevare l’azienda o parte di essa, quando a luglio prossimo scadrà la cassa integrazione straordinaria tutti i dipendenti verranno licenziati”.

“Faram ed Europeo sono due aziende storiche del territorio, con oltre 50 anni di vita, con marchio e prodotto leader - commenta Orrù -: chiediamo alle istituzioni di impegnarsi al massimo per salvarle. Il sindacato ha fatto da subito la sua parte, stando al fianco dei lavoratori e attivando immediatamente gli ammortizzatori sociali per dare una prima risposta ai dipendenti che non riescono più a far fronte a mutui, affitti e rette per l’asilo dei figli. Ribadisco però che tutti si devono attivare: non si può pensare di affrontare la profonda crisi che sta attraversando il settore del legno azienda per azienda, perché a soffrire è l’intero comparto. Il rischio reale è che sparisca dalla provincia l’intero settore del legno-arredo. Chiederemo anche un incontro in Regione”.

La produzione, in entrambe le aziende, è ferma. Alla Faram i dipendenti avanzano le paghe di agosto e settembre e dello stipendio di luglio hanno ricevuto solo un acconto. I lavoratori hanno smesso di lavorare 9 giorni fa e sono in assemblea permanente. Giovedì hanno manifestato davanti all’azienda, a Giavera. All’impresa, acquisita quattro anni fa dal gruppo MioDino, il lavoro e le commesse non mancano. “Il problema è la liquidità – spiega Orrù -; alla fine dell’anno scorso è stato presentato un piano industriale per ottenere nuovi finanziamenti, ma le banche fino ad oggi non hanno dato alcuna risposta”. “I lavoratori - prosegue il segretario generale della Filca Cisl Belluno Treviso - con sacrificio hanno continuato a lavorare nonostante l’assenza dello stipendio, ma alla fine sono stati costretti a fermarsi per la mancanza di risposte e certezze sul futuro dell’azienda: ora ci aspettiamo da parte di tutti i soci un impegno concreto anche da un punto di vista economico-finanziario per garantire il futuro”.

Ferma la produzione anche al mobilificio Europeo, che conta tre stabilimenti: Cessalto, dove c’è la sede legale, Motta di Livenza e Prata di Pordenone. I 221 dipendenti sono in regime di cassa integrazione straordinaria dal 18 luglio scorso e avanzano lo stipendio di giugno. I termini per la presentazione del piano industriale da parte della proprietà, richiesta con il concordato preventivo in bianco, scadono il 18 novembre. “Nel corso dell’incontro in Provincia – spiega Orrù – abbiamo ribadito la nostra richiesta alle parti di attivarsi immediatamente per trovare qualche imprenditore intenzionato a rilevare l’azienda e l’intera produzione o parte di essa  e garantire un futuro ai dipendenti”.

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