Botte ad un ragazzo autistico, se la cavano con la messa alla prova

Calci e bottigliate in testa ad un ragazzo che non voleva calmarsi. Il giudice ha ritenuto soddisfacente la relazione e ha deciso per l'estinzione del reato

Un operatore e un volontario della cooperativa sociale "Agorà" erano a processo per avere picchiato un ragazzo autistico

Si è concluso con due messe alla prova che il giudice ha ritenuto svolte in maniera soddisfacente prima di pronunciarsi per l'estinzione del reato, il processo che vedeva alla sbarra due operatori della cooperativa "Agorà"  di Castello di Godego, accusati di aver reso a calci, pugni e bottigliate in testa un ragazzo autistico.

La storia, che risale al 2016, è quella di un operatore di 66 anni e di un volontario 25enne che se la sono "presa" con una persona autistica, anche lui 25enne, che frequenta il centro diurno «Casa Gialla», gestito dalla cooperativa.  Erano a processo per abuso di mezzi di correzione e disciplina per fatti di cui furono testimoni alcuni passanti e avvenuti a fine giornata, quando  il pulmino è partito da Castello di Godego per riaccompagnare i ragazzi dalle loro famiglie.

La vittima avrebbe avuto una crisi violenta, inizialmente autolesionistica e poi rivolta verso un compagno che avrebbe afferrato per il collo. I due operatori avrebbero fermato il pulmino e fatto scendere il ragazzo. A quel punto, mentre il volontario lo tratteneva, l’operatore 61enne lo avrebbe percosso con calci alle gambe, pugni sul dorso e picchiandolo in testa con una bottiglia di plastica piena d’acqua, fino a quando si è calmato. Il tutto davanti ad alcuni testimoni, che hanno sporto denuncia.

«Ha avuto paura, per questo ho agito così», ha spiegato l’operatore al presidente della Coop, Franco Bizzotto, che lo ha invitato a cercarsi un altro lavoro. «Non difendo il suo comportamento ma ha agito in preda al panico dovendo a gestire una situazione per la quale non era preparato – spiega Bizzotto - era con noi da soli due mesi, evidentemente troppo poco. Il nostro volontario, invece, era così sconvolto che ha deciso di non collaborare più con la struttura».

Il fatto aveva avuto una grande eco tanto che la temo dei fatti intervenne anche l'assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin. «Un episodio inaccettabile e inqualificabile di inciviltà e di mancanza di professionalità sul quale non transigeremo. Ho attivato tutti gli strumenti ispettivi del caso, per accertare i requisiti della cooperativa che effettua il servizio di accompagnamento disabili» che si disse amareggiata e decisa a non attendere l’esito delle denunce depositate dai carabinieri di Crocetta del Montello.

L'operatore venne subito trasferito ad altre mansioni. «Quel che è successo è terribile – disse ancora Bizzotto -  soprattutto perché coinvolge un ragazzo che è con me da sempre. Lo seguo da quando era alla scuola materna». Un giovane affetto da una grave forma di autismo, dal fisico possente e dall’animo gentile, che a detta del presidente «non è facile da gestire. A occuparsi di lui ci sono la madre e il fratello che lavora con noi in cooperativa».

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