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Mostra "El Greco": il noto Prof. Puppi scopre un importante crocifisso di Michelangelo

Tra le scoperte due nuove ipotesi di attribuzione, la rivelazione dell'identità del "Ritratto di gentiluomo" e la conferma della presenza del maestro in Umbria e nelle Marche

Il Prof. Lionello Puppi

TREVISO La mostra "El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio", organizzata da Kornice di Andrea Brunello a Treviso a Casa dei Carraresi, a quattro mesi dalla sua inaugurazione, non ha disatteso il principale intento del suo curatore, il Prof. Lionello Puppi, uno dei più grandi esperti mondiali del Maestro, di concepirla come “un cantiere aperto”, non una semplice mostra, bensì un’occasione di studio e confronto su uno dei periodi più misteriosi di El Greco, quello della sua permanenza in Italia, arricchito dal contatto con gli artisti dell’epoca che cambiarono per sempre il suo stile, sino a trasformarlo nel genio visionario che lo ha reso famoso in tutto il Mondo.

Si è tenuta così martedì, a Casa dei Carraresi, la conferenza che ha stilato un primo bilancio della mostra, durante la quale il Prof. Puppi, Curatore e Presidente del Comitato Scientifico, ha presentato al pubblico le nuove opere in esposizione e le scoperte scientifiche rese possibili proprio grazie alla mostra trevigiana, le quali vanno ad arricchire la conoscenza del periodo italiano del Maestro del ‘500. Sette le nuove opere in mostra, di cui due nuove attribuzioni inedite. La “Deposizione di Cristo nel Sepolcro” (1570 circa), in anteprima mondiale, è stata da poco attribuita a El Greco grazie a studi e analisi riflettografiche condotte dal Comitato Scientifico in occasione della mostra trevigiana; l’opera si ritiene essere una copia da un’incisione di Schiavone, a sua volta ispirata a un’opera grafica del Parmigianino, a riprova dell’influenza che il maestro emiliano ebbe sulla pittura di El Greco. La seconda opera, il “Cristo in Croce”, è stata “scoperta” grazie alla visita in mostra di persone vicine ai proprietari che, colpite dalla sala delle Crocefissioni in cui El Greco viene accostato a capolavori di artisti a lui contemporanei tra cui Venusti, discepolo di Michelangelo, si sono rivolti al Prof. Puppi affinché visionasse l’opera in questione. Indagini diagnostiche, storiche e stilistiche hanno quindi dimostrato la compatibilità della tavola con il disegno dello stesso Buonarroti oggi conservato al British Museum di Londra e identificato dalla maggior parte degli studiosi con il “crucifixo” disegnato da Michelangelo per la gentildonna Vittoria Colonna, sua grande estimatrice e amica. Il capolavoro, secondo la tesi del Prof. Puppi, potrebbe quindi costituire l’inedita “pictura” del “Crucifixo” attribuibile a Michelangelo come opera donata alla nobildonna romana e sinora ritenuta perduta o mai eseguita.

Sono tre le attribuzioni, già presentate da vari studiosi, che sono state confermate anche da analisi diagnostiche e stilistiche condotte dal Comitato Scientifico. Si tratta della “Santa Maddalena Penitente” (1575/1577), del Museu de Montserrat di Barcellona, attribuita a El Greco e ritenuta dipinta proprio durante la sua permanenza in Italia, ponendosi così come il primo modello di riferimento per tutta la serie delle “Maddalene” che il Theotokopoulos realizzerò in seguito; del “San Demetrio” (ante 1567), icona che si è rivelata autografa del Maestro in seguito alle perizie condotte per conto del proprietario da Mariella Lobefaro, restauratrice e massima esperta di icone, e avvallate dal Prof. Puppi. Per finire, non può non essere preso in esame il “Ciborio di Bettona”, databile 1572/1573, attribuito a El Greco, che ha aperto la via a una committenza umbra ancora tutta da indagare, con ipotesi di una possibile bottega dell’artista candiota. Durante la conferenza, è stata inoltre svelata l’identità del nobile raffigurato nel “Ritratto di Gentiluomo”, quadro già giunto agli onori della cronaca per il suo incredibile ritrovamento, dopo essere stato rubato al legittimo proprietario dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, anch'esso anteprima assoluta della mostra di Casa dei Carraresi. Il Gentiluomo ritratto viene identificato dal Prof. Puppi come Antonio II Brancaleoni, riconosciuto attraverso il confronto con gli affreschi presenti tuttora nel castello dei Brancaleoni a Piobbico, di cui uno raffigurante proprio Antonio II con la moglie e i figli. Le Marche si rivelano quindi teatro delle vicende italiane de El Greco e, insieme all'Umbria, segnano un'importante scoperta che fa luce sul periodo più oscuro dell’artista, ovvero le sue avventure umane e artistiche dopo aver lasciato Roma e la Corte del Cardinal Farnese.

Dedicata al decennio 1567-1576, la mostra, aperta sino al 10 aprile 2016 a Treviso, investiga per la prima volta il periodo che El Greco visse in Italia, ponendosi a coronamento delle iniziative culturali che hanno celebrato il quarto centenario della morte dell’artista (Toledo, 1614) in Grecia e in Spagna, rispettivamente suo Paese di nascita e di adozione, esponendo opere straordinarie dell’artista messe a confronto con quelle di grandi maestri che influenzarono il suo lavoro o ne furono a loro volta influenzati, da Tiziano al Bassano, sino a Picasso. Il progetto scientifico si basa su oltre mezzo secolo di studi del suo curatore, il Prof. Lionello Puppi, emerito di Ca’ Foscari, e massimo esperto del periodo giovanile di El Greco, coadiuvato da un Comitato Scientifico internazionale composto da studiosi di prestigiose realtà accademiche: Serena Baccaglini, Alessandra Bigiotti, Nano Chatzidakis, Maria Agnese Chiari Moretto Wiel, Robin Cormack, Andrea Donati, Mariella Lobefaro, Maria Paphiti, Paula Revenga Dominguez.

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