Caos al Cso Django di Treviso: per l'Ulss la palestra e la biosteria sarebbero inagibili

La palestra Hurricane e il bar, secondo i tecnici del Servizio Igiene, Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, non rispetterebbero le norme igieniche richieste, tanto che già a gennaio ne era stata consigliata la chiusura. Scattano le polemiche contro Ca' Sugana

La biosteria del Cso Django

TREVISO Una proposta di ordinanza di chiusura quasi totale del Cso Django datata 20 gennaio 2017 e a firma del dr. Giovanni Gallo del Servizio Igiene, Sanità Pubblica e Medicina di Comunità dell'Ulss 2 Marca Trevigiana (in foto sotto). Questo quanto emerso nelle ultime ore in merito al centro sociale presso l'ex caserma Piave di via Monterumici a Treviso, sede ormai da anni dei militanti del collettivo Ztl Wake Up e non solo. Il motivo della richiesta? L'inagibilità sia della palestra "Hurricane" in cui si allenano i ragazzi, sia della nota biosteria "Mandragola" che servirebbe piatti e bevande senza rispettare i criteri d'igiene predisposti dalla legge (a salvarsi parzialmente sarebbe solo il dormitorio "Caminantes"). Il tutto confermato da ben due ispezioni diverse, la prima il 27 dicembre scorso e la seconda il 16 gennaio. Ca' Sugana però, nonostante il parere negativo dell'azienda sanitaria trevigiana, ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per porre i sigilli alla struttura e provvedere ad un eventuale sgombero dell'area.

"Bene fa l'Ulss a fare i controlli, sono doverosi - dichiara l'assessore alla partecipazione del Comune di Treviso Liana Manfio - sono felice invece di poter affermare che a breve si chiuderà il percorso di progettazione partecipata che abbiamo avviato gli anni scorsi e che vedrà la gestione degli spazi da parte di soggetti che in questi anni hanno saputo coinvolgere il quartiere dove si trova l'ex caserma. In merito al provvedimento richiesto dall'Ulss, poi, non se ne è ravvisata la necessità perché, come emerso da un confronto con i nostri tecnici, il Comune ha già emesso un'ordinanza più restrittiva sull'area e non ha mai autorizzato alcuna attività al di là di quelle ideate nell'ambito del progetto di studio sul riuso. Nei prossimi giorni - chiude l'assessore - sarà pronta la convenzione con i soggetti concessionari che gestiranno al meglio gli spazi, vigileranno e si atterranno al rispetto di tutte le indicazioni del Comune e dell'Ulss". 

Il consigliere regionale della Lega Riccardo Barbisam in merito ha però sottolineato: «La relazione dell’Usl è datata 20 gennaio e l’ispezione è stata fatta assieme a tecnici comunali. Quindi ci chiediamo: l’amministrazione è venuta a conoscenza del doppio controllo dell’Usl? Se non ne sapesse nulla sarebbe doppiamente grave. Se hanno saputo e non hanno emesso alcun provvedimento si entrerebbe nel campo del penale. Ma aspettiamo la risposta alla nostra interrogazione, poi valuteremo se fare o meno denuncia. Però sta emergendo una situazione di grave illegalità coperta dal sindaco a tutela di persone dai modi e metodi nazifascisti che prendono d’assalto le sedi di partito altrui. Non siamo contro i centri sociali, ma contro le occupazioni».

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Sul fatto è poi intervenuto anche il consigliere comunale Davide Acampora (Fratelli d'Italia): "Palestra e Biosteria senza autorizzazioni sanitarie, mancato pagamento di tasse e tributi, finanziamenti comunali per pagare l'elettricità...E poi invece c'è l'altra faccia della medaglia: esercenti onesti che sono costretti a pagare anche un aumento della tassa sui plateatici per l'Adunata degli alpini, oltre che dover essere in regola con tutte le norme vigenti previste della legge. Due anni fa ho protocollato un'interrogazione comunale per chiedere se la biosteria 'Mandragola', sita all'interno dell'ex caserma Piave, rispettasse i requisiti igienico-sanitari ai quali sono soggetti tutti gli esercenti d'Italia. Ci sono voluti due anni per far sì che qualcosa si muovesse e le istituzioni prendessero coscienza di questo. Il problema però è che continuano ad operare nonostante tutto ! Ancora un anno di pacchia però, poi...".

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