Cronaca

Crisi, fotografia del Veneto: migliora il tasso di occupazione

Gli ultimi dati dell’Osservatorio di Veneto Lavoro disponibili, riferiti al terzo trimestre 2014, evidenziano, nel confronto tendenziale con il medesimo trimestre dell’anno precedente, un miglioramento nel tasso di occupazione in Veneto

VENEZIA Secondo l’ultimo rapporto Istat a novembre 2014 la disoccupazione in Italia è salita al 13,4% e nello specifico, quella giovanile, al 43,9%. Gli ultimi dati dell’Osservatorio di Veneto Lavoro disponibili, riferiti al terzo trimestre 2014, evidenziano, nel confronto tendenziale con il medesimo trimestre dell’anno precedente, un miglioramento nel tasso di occupazione in Veneto (63,7% contro 62,7%) senza riflessi sul tasso di disoccupazione (6,7% contro 6,5%). L’ultimo dato disponibile relativo alla disoccupazione dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, invece, si riferisce al secondo trimestre 2014 e si attesta al 25,7%. Nel complesso dei rapporti di lavoro dipendente sul territorio regionale, il saldo tra assunzioni e cessazioni nel terzo trimestre 2014 è risultato negativo per circa 12.900 posizioni.

A seguito del risultato del terzo trimestre, su base annua - neutralizzando quindi l’impatto dei fenomeni stagionali - si è registrato un nuovo acuirsi della dinamica negativa che interessa il mercato del lavoro in Veneto: se alla fine del secondo trimestre 2014 la variazione delle posizioni di lavoro rispetto al medesimo momento dell’anno precedente era pari a -1.400 unità, alla fine del terzo trimestre 2014 essa è risultata pari a -8.900 unità. Nel terzo trimestre del 2014, inoltre, rispetto a quello del 2013 (dato tendenziale) vi è stata ancora una modesta crescita delle assunzioni, passate da 162.400 a 167.000 (con un aumento pari al +2,8%) e una crescita ben più significativa delle cessazioni (+7,2%), passate dalle 167.800 del terzo trimestre del 2013 a quasi 180.000 nel terzo trimestre del 2014.

L’incremento tendenziale delle assunzioni registrato nel terzo trimestre del 2014 risulta aver interessato prevalentemente i maschi (+5,3%), la componente italiana (+3,5%) ed i lavoratori più anziani (+5,9%). Nel territorio regionale, contraddistinto da variazioni ovunque positive con l’unica eccezione di Rovigo (-5%), la crescita maggiore è evidenziata dalla provincia di Vicenza (7,9%). Quanto all’incremento delle cessazioni, i principali addensamenti possono essere rintracciati – come per le assunzioni – in corrispondenza dei lavoratori maschi (+9,9%), degli italiani (+8,1%) e in maniera particolarmente marcata tra i lavoratori più anziani (+24,3%). Nel territorio, le province di Vicenza e Treviso fanno registrare i livelli di crescita maggiori (rispettivamente +13,9% e +9,6%).

I dati dei Centri per l’Impiego relativi ai disoccupati in Veneto, la cui condizione è accertata amministrativamente, rilevano che gli iscritti disponibili sono di nuovo aumentati passando da 442.200 all’inizio dell’ultimo trimestre a 451.700 alla fine, a seguito di un minor numero di uscite dalla condizione di disoccupazione (68.400) rispetto alle entrate (77.900). Secondo i dati amministrativi i giovani disoccupati dai 15 ai 29 anni risultano essere 89.000; i disoccupati dai 30 ai 54 anni risultano essere 275.000 mentre i disoccupati dai 55 ai 64 anni sono 80.000. Gli stranieri disoccupati nel suddetto periodo, infine, risultano essere 120.000. “Nel Piano Straordinario per il Lavoro annunciato dal Presidente Zaia durante l'incontro con la stampa di Natale – ha commentato l’assessore al Lavoro della Regione del Veneto, Elena Donazzan – avevamo già individuato le criticità di un mercato del lavoro che non si sta muovendo. In Veneto la situazione è decisamente migliore che nel resto d'Italia a riprova che il territorio e le politiche per il lavoro attuate fino ad ora hanno avuto la capacità di resistere nonostante un peggioramento complessivo della situazione italiana”. “Le azioni previste dal nostro Piano Straordinario per il Lavoro – ha proseguito Donazzan – si concentreranno sui padri di famiglia - e madri ovviamente - senza lavoro, con robuste azioni di accompagnamento e formazione specialistica , sui cosiddetti “cervelli in fuga” e per aiutare ad irrobustire le aziende sul piano della competitività attraverso le risorse umane”. “Appare drammatico il numero di stranieri disoccupati, ben 120 mila – ha evidenziato Donazzan –  verso i quali si deve pensare un percorso di rientro nei propri paesi di origine e soprattutto vanno riviste le politiche nazionali incapaci di arginare l'arrivo di ulteriori stranieri senza controlli, senza competenze e senza alcuna prospettiva di vita se non quella della delinquenza visto che il lavoro manca per tutti e comunque nostra scelta è aiutare prioritariamente gli italiani e comunque tra gli stranieri tra chi è qui regolarmente ed ha un progetto di vita stabile”.

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