Cronaca

Omicidio di Fiera, il Riesame annulla l'ordinanza del gip: i presunti killer potrebbero tornare in cella

Afrim Manxhuka e Valmir Gashi, 51 e 32 anni, sono ai domiciliari da alcune settimane. Il nuovo provvedimento resta sospeso fino a quando si pronuncerà la Cassazione che avrà trenta giorni presentare le motivazioni. Altri 10 giorni per l'eventuale ricorso dei legali dei due kosovari. La situazione non si sbloccherà almeno fino al novembre prossimo

Afrim Manxhuka e Valmir Gashi, zio e nipote kosovari di 51 e 32 anni, accusati dell'omicidio del loro connazionale Ragip Kolgeci, il 52enne ucciso a coltellate la sera del 12 novembre 2022 nel piazzale di fronte al bar "La Musa" di viale IV Novembre, potrebbero tornare in carcere. Il tribunale del Riesame ha infatti annullato l'ordinanza con cui il gip Carlo Colombo aveva disposto, lo scorso 8 maggio, la scarcerazione di Afrim Manxhuka. Manxhuka, come già l'altro imputato Valmir Gashi (scarcerato alla fine di aprile) è andato ai domiciliari con l'utilizzo del braccialetto elettronico. Il gip aveva motivato la sua decisione sostenendo che dopo sette mesi la Procura di Treviso aveva avuto tutto il tempo di espletare le indagini e le esigenze cautelari che permanevano dovevano essere contemplate con altre esigenze. Ora la palla passa alla Cassazione che dovrà pronunciarsi sulla decisione del tribunale del Riesame: fino a quando gli Ermellini non si saranno pronunciati e saranno depositate le motivazioni (entro trenta giorni) a cui seguiranno eventuali ricorsi degli avvocati di Afrim Manxhuka e Valmir Gashi (ulteriori 10 giorni di tempo), i presunti killer non torneranno dietro alle sbarre. Si stima che questa eventualità potrebbe verificarsi nel novembre prossimo.

La ricostruzione del delitto

Secondo le ricostruzioni i fatti, che hanno portato anche ad indagare altre 15 persone, tra cui tre donne, tutti accusati a vario titolo di favoreggiamento e rissa aggravata (reato che potrebbe tramutarsi in lesioni personali) Manxhuka avrebbe sferrato il colpo di coltello che ha provocato una lesione profonda all'interno coscia della gamba, provocando la rottura dell'arteria femorale, mentre Gashi avrebbe invece impugnato la spranga appuntita con cui l'uomo è stato centrato alla parte posteriore della testa. La relazione sull'esame autoptico della vittima dice che, contrariamente a quanto si ipotizzava, il colpo che Kolgeci ha ricevuto alla testa dal 32enne sarebbe avvenuto quando l'uomo era già morto per dissanguamento, provocato dal profondo fendente tirato dal 51enne. Afrim Manxhuka avrebbe peraltro affrontato la vittima non tanto per il debito di 500 euro che avrebbe avuto nei confronti del figlio della vittima quanto per "lavare con il sangue" un affronto che Kolgeci avrebbe commesso in Kosovo e che avrebbe "meritato" di essere punito secondo il codice medioevale ancora in vigore nella zone di montagna di quel paese.

Ma questa versione viene contestata dal 51enne (difeso dagli avvocati Mattia Visentin e Mauro Serpico) che continua a dirsi innocente. Secondo Manxhuka il delitto sarebbe maturato nel contesto di "problemi" tra giovani che appartenevano alla due famiglie. Ma poi le cose sarebbe degenerate, dando luogo ad un rissa a cui avrebbero partecipato almeno un quarantina di persone. I legali del kosovaro, che nega di aver sferrato la coltellata, restano in attesa del riscontro sulle tracce di Dna presenti sul manico dell'arma utilizzata per l'omicidio, le uniche che possono a questo punto confermare o smentire la difesa.

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