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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

Detenuti si calano con un lenzuolo e scappano da Santa Bona: due bloccati, un evaso

L'episodio alle 5 di stamattina. Si tratta di un 27enne albanese che era trattenuto, su mandato d’arresto europeo, per tentato omicidio, rapina, detenzione di materiale esplosivo e altri reati connessi al traffico di stupefacenti, tutti commessi fuori dall’Italia

Rocambolesca fuga all'alba dalla casa circondariale di Santa Bona. Verso le ore 5 di stamani, 9 giugno, tre detenuti di origine albanese, dopo aver tagliato le sbarre della cella del carcere di Treviso in cui erano ospitati, si sono calati con le lenzuola e si sono dati alla fuga. Due dei balcanici sono stati prontamente ripresi dagli agenti della polizia penitenziaria, prima ancora che lasciassero l’istituto, l’altro è riuscito a far perdere le proprie tracce. Il giovane è ricercato dalla polizia penitenziaria e dalle altre forze dell’ordine. Il fuggiasco, 27enne, era trattenuto, su mandato d’arresto europeo, per tentato omicidio, rapina, detenzione di materiale esplosivo e altri reati connessi al traffico di stupefacenti, tutti commessi fuori dall’Italia. Si tratterebbe di Pula Edison, arrestato nel febbraio scorso dalla squadra mobile di Treviso per una serie di furti tra le province di Treviso e Belluno e catturato in un blitz all'Emisfero mentre passeggiava tranquillamente con un complice.

Ne dà notizia Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria. «Giusto qualche ora fa, in un comunicato, con una metafora, parlavamo di fuga dal carcere di operatori e dirigenti penitenziari; neanche il tempo di diffonderlo e abbiamo appreso di un’evasione vera, l’ennesima, condotta con il metodo più classico. Tutto questo restituisce, se ancora ce ne fosse bisogno e qualcuno non lo avesse capito, il quadro d’inefficienza, approssimazione e insicurezza in cui versano le carceri del Paese»: aggiunge il Segretario Generale della UILPA PP.

«Anche a Treviso le nostre articolazioni territoriali hanno ripetutamente segnalato a vari livelli dell’Amministrazione penitenziaria i rischi per la tenuta della sicurezza interna, trovando, tuttavia, come spesso accade, interlocutori distratti e approssimativi, nella migliore delle ipotesi. Ma, sia chiaro, non intendiamo buttare la croce addosso a chi opera in periferia, che pure molto di più a livello organizzativo e gestionale potrebbe e dovrebbe fare e qualche spiegazione dovrà darla, ma ribadiamo che è tutto il sistema d’esecuzione penale che deve essere reingegnerizzato, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria rifondato e il Corpo di polizia penitenziaria riorganizzato»: prosegue il sindacalista.

«Per farlo, peraltro, non si può prescindere dall’adeguamento degli organici della Polizia penitenziaria, mancanti di 18mila unità, e dal potenziamento di tecnologie ed equipaggiamenti. Di questo dovrebbero occuparsi il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e il Capo del DAP, Carlo Renoldi, di cui, in verità, non abbiamo notizia di tangibili interventi dal suo insediamento. Il resto sono solo declamazioni di principio e passerelle utili, forse, a raccogliere qualche consenso, ma non certo alla causa» conclude De Fazio.

Sindacato di Polizia Penitenziaria: in un anno evasioni triplicate

«L’evasione del pericoloso detenuto albanese dal carcere di Treviso (altri due sono stati ripresi) è purtroppo solo l’ultima di una lunga serie avvenuta nell’ultimo anno e mezzo: 8 evasioni da istituti penitenziari; 36 evasioni da permessi premio; 25 evasioni da lavoro all'esterno; 14 evasioni da semilibertà; 36 mancati rientri di internati. Fuggire dalla detenzione come insegna la rocambolesca fuga all'alba dalla casa circondariale di Santa Bona è diventato un sistema facile». Lo afferma il segretario generale del S.PP. – Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di Giacomo. «Come nei più classici e famosi film – aggiunge - si evade tagliando le sbarre della cella e calandosi con le lenzuola. Adesso ci aspettiamo il solito clamore dei media e le solite note dei politici allarmati solo quando queste cose accadono. La realtà è che le evasioni – tutte messe insieme – si sono triplicate nel giro di pochi anni innanzitutto perché chi organizza la fuga approfitta dei “grandi buchi” del sistema penitenziario: dall’insufficienza di personale alla carenza di sistemi di sorveglianza ed infrastrutturale in istituti che hanno anche un secolo di vita. Ed invece il Ministero pensa alle “case dell’amore” in attuazione del cosiddetto piano per l’affettività e il sesso dei detenuti sottoposti a regime 41 bis con i 28 milioni di euro trovati dal Governo in un battito d’occhio. È la più classica prova provata che Ministro e Governo non si rendono conto di cosa accade nel carcere dove boss e capo clan continuano a comandare anche comodamente via telefono e dove evadere diventa il copione di un film».

Carcere di Santa Bona, Casarin: «Una questione da risolvere con urgenza»

«L’evasione al carcere di Santa Bona è un fatto gravissimo e rappresenta una situazione critica che da troppo tempo si protrae e che di anno in anno peggiora. Una condizione questa dettata dalla carenza strutturale degli agenti di polizia penitenziaria in organico e dunque dall’impossibilità di un’organizzazione puntuale del lavoro, nonché dalla stessa struttura della casa circondariale, datata, che accusa falle nei sistemi di sicurezza». Questo il commento di Marta Casarin, segretaria generale FP CGIL di Treviso dopo l’evasione avvenuta alle prime ore della mattina di oggi, 9 giugno, al Carcere di Santa Bona a Treviso. Non molto più di qualche mese fa l’ultima segnalazione pubblica lanciata dalla categoria dei lavoratori in forza al carcere con queste parole: «Si vede necessario un investimento sui dispositivi di video sorveglianza, oggi carenti in alcune aree della struttura carceraria, al fine di aumentare i controlli. Nella sezione penale, inoltre, una postazione non garantirebbe sufficientemente la sicurezza del personale e per questo sarà chiesto alla direzione di spostarla e adottare misure adeguate”. Denunciando poi le pesanti carenze di organico, con ripercussioni in termini di carichi di lavoro per il personale. «Un quadro questo, gli eventi ne danno evidenza, che riguarda anche l’Istituto penitenziario minorile che ha sempre luogo a Santa Bona – aggiunge Marta Casarin –. Ci domandiamo quanti altri episodi di tale gravità debbano ancora accadere prima che la casa circondariale di Treviso venga seriamente considerata una questione da risolvere. Stanchi di lanciare allarmi – conclude Casarin –, la nostra posizione è chiara: la situazione non regge, bisogna metterci mano con urgenza, in primis per la sicurezza dei lavoratori, oltre che dei detenuti».

Dopo la clamorosa evasione, all’alba di oggi, di alcuni detenuti stranieri dal carcere di Treviso - uno dei quali è però stato già ripreso dalla Polizia Penitenziaria - il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE “punta il dito” contro i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria. Spiega Donato Capece, segretario generale del SAPPE: «Quel che è successo è di inaudita gravità ed è la conseguenza dello scellerato smantellamento delle politiche di sicurezza delle carceri. Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Ci rendiamo conto che il SAPPE denuncia da tempo che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza in organico di poliziotti penitenziari, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento? La politica se n’è completamente fregata. E i vertici del Ministero della Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali…. Sono già in corso le operazioni di polizia per assicurare la cattura anche del secondo evaso, di nazionalità albanesea, che spero venga preso quanto prima. Questa evasione è la conseguenza dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria, che ha 7mila agenti in meno» conclude Giovanni Vona, segretario nazionale per il Triveneto del SAPPE. «Smembrare la sicurezza interna delle carceri con vigilanza dinamica, regime aperto ed assenza di Polizia Penitenziaria favorisce inevitabilmente gli eventi critici, che sono costanti e continui».

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«A tre giorni dal voto sui referendum sulla giustizia, su cui pesa un imbarazzante quanto colpevole silenzio dei mezzi di comunicazione, ho varcato il pesante portone in ferro della Casa Circondariale di Treviso per informarmi sui detenuti in custodia cautelare in carcere, nonostante queste persone non siano state ancora riconosciute colpevoli dei reati a loro attribuiti. Persone che vengono messe alla gogna mediatica al momento dell’arresto, salvo poi dimenticarsene quando vengono rilasciate in quanto innocenti, ma con una vita personale e familiare ormai distrutta. A rendere ancor più intollerabile questa situazione ci pensa lo Stato, che umilia ulteriormente queste persone con dei risarcimenti talmente irrisori da far pensare che le loro vite, ormai annullate, non abbiano alcun valore. Per questo è necessario che domenica 12 giugno tutti i cittadini vadano a votare SI’ per i 5 quesiti referendari ed in particolare rispetto al numero 4 che prevede l’abolizione della custodia cautelare ad esclusione, naturalmente, di chi si è macchiato di gravi reati». Così il deputato trevigiano della Lega Giuseppe Paolin oggi in visita nella Casa Circondariale di Treviso - attualmente ci sono 190 detenuti di cui 20 in custodia cautelare - dove ha incontrato il Direttore Alberto Quagliotto e il Comandante commissario Nicola Francesco De Matteo.

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