Cronaca

Dipendenti comunali, Treviso al minimo storico: ne mancano all’appello 2.541

La presidente dell'Associazione Comuni Marca Trevigiana Mariarosa Barazza: "Comuni in grande sofferenza, a rischio ormai i servizi essenziali"

TREVISO Il rapporto tra dipendenti comunali e popolazione in provincia di Treviso è il più basso d’Italia: 3,85 ogni mille abitanti, contro una media veneta di 5,65 e italiana di 6,89. Secondo i parametri stabiliti dal decreto del Ministero degli Interni del 24/07/2014 in provincia di Treviso i dipendenti comunali dovrebbero essere 6.149; ce ne sono invece 3.608: ne mancano all’appello 2.541, secondo i dati di maggio 2016 riportati dalla presidente dell'Associazione Comuni Marca Trevigiana Mariarosa Barazza: "La sperequazione, una palese ingiustizia, non è nuova - afferma Mariarosa Barazza - ed è stata confermata dal limite posto dalla legge di stabilità 2016 all’assunzione di personale per i Comuni sopra i 10 mila abitanti per gli anni 2016-2017 e 2018: l’eventuale nuovo personale dovrà costare, ogni anno, il 25% della medesima spesa per il personale cessato l’anno precedente. La morsa è stata allentata – ma in modo non sufficiente – per i Comuni sotto i 10 mila abitanti portando al 75% il tetto della spesa". 

I nostri Comuni, dunque, sono tutti in deficit di personale. Cosa che ha spinto l’Associazione Comuni Marca Trevigiana a presentare un nuovo cahiers de doléances al sottosegretario alla Pubblica Amministrazione onorevole Angelo Rughetti, ospite a Treviso la scorsa settimana, in occasione di un incontro di formazione per amministratori comunali su, appunto, le nuove norme sul personale. "Il numero dei dipendenti dei Comuni per la provincia di Treviso si colloca ben al di sotto della media nazionale e anche di quella regionale – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni Marca Trevigiana - Al sottosegretario Rughetti, collaboratore diretto del ministro Madia, abbiamo chiesto l’impegno a lavorare alla revisione della norma che prevede il taglio lineare sull’assunzione del personale senza tener conto della consistenza del personale in servizio. Tale norma penalizza i Comuni che hanno già poco personale, come appunto in trevigiani, e che sono ormai in sofferenza anche per garantire i servizi essenziali come i demografici, si sociali, i lavori pubblici e la polizia locale."

Altre richieste avanzate al Sottosegretario sono: introdurre la possibilità, per i Comuni virtuosi, di utilizzare gli avanzi di amministrazione per investimenti;  introdurre la possibilità, sempre per i Comuni virtuosi, di ricorrere al debito; eliminare la penale per l’estinzione anticipata dei mutui contratti dagli enti locali con la Cassa Depositi e Prestiti; prevedere il rimborso ai Comuni trevigiani del taglio del fondo di solidarietà 2015, la cui ripartizione è stata di recente riconosciuta illegittima da parte di una sentenza del Tar del Lazio; rimborsare i Comuni della decurtazione sulle spettanze per l’anno 2013 del fondo sperimentale di riequilibrio e dei trasferimenti erariali, in base alla sentenza della Corte costituzionale del 129/2016. "Il contributo al risanamento dei conti pubblici richiesto al comparto degli enti locali almeno a partire dal 2010 è stato da tutti valutato irragionevole e sproporzionato – rincara Barazza - più di 13,5 miliardi di euro, tra tagli diretti alle risorse e vincoli del Patto di Stabilità. Si tratta di una dimensione che è andata oltre i limiti di sostenibilità per ampie fasce di enti, determinando situazioni di grave fragilità finanziaria che si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale e in particolare nel nostro territorio dove si contano solo Comuni virtuosi".

"La prima vittima di tale stato di stress finanziario è stata la spesa per investimenti, crollata del 28% nel periodo 2010-2014, che avrebbe invece potuto e dovuto essere, soprattutto negli anni della grave crisi economica, fonte di ossigeno per l’economia locale. L’accanimento sui Comuni – ritiene l’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana – non è affatto giustificato dal momento che essi pesano sulla finanzia pubblica per il 7% in termini di spesa e meno del 2% in termini di indebitamento. E, allo stesso tempo, i Comuni hanno ridotto il proprio stock di debito di oltre 7 miliardi di euro a differenza di altri comparti".

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