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I carabinieri di Ascoli Piceno con alcune delle sostanze dopanti sequestrate (Foto di MilanoToday)

I carabinieri di Ascoli Piceno con alcune delle sostanze dopanti sequestrate (Foto di MilanoToday)

Vendevano doping sui social: denunciato ciclista trevigiano

Smascherata rete di commercio di farmaci dopanti attiva in tutta Italia: controlli dei carabinieri di Ascoli Piceno. Nei guai un 42enne di Codognè. Smantellato un giro da 500mila euro

Una rete dedita al traffico di farmaci dopanti che operava in 14 regioni italiane. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Ascoli Piceno e il Nas di Ancona nell'ambito dell'operazione denominata 'Easy Muscles'. Un'operazione che ha raggiunto anche la provincia di Treviso.

A Codognè gli uomini dell'Arma hanno fermato e denunciato un ciclista di 42 anni. Le indagini hanno consentito di individuare decine di italiani ritenuti responsabili di ricettazione, utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, nonché importazione illegale e vendita di medicinali al pubblico a distanza mediante i servizi della società dell'informazione senza autorizzazione.

Un giro da 500mila euro

L’indagine, iniziata nel 2018 nelle Marche, si è presto allargata a tutta Italia, compresa la provincia di Treviso, consentendo di individuare decine di persone, atleti di varie discipline sportive e frequentatori di palestre, che acquistavano e rivendevano dopanti. Nel corso di 55 perquisizioni in 30 province italiane sono stati sequestrate migliaia di confezioni di farmaci dopanti, tra cui nandrolone, testosterone, ormone della crescita e steroidi anabolizzanti.

Gli indagati residenti a Treviso e in altre 29 province di tutta Italia erano impegnati a proporre attraverso i social ingenti quantitativi di farmaci ad effetto dopante sia a consumatori che a rivenditori al dettaglio. I dopanti, rivenduti illegalmente, venivano importati da paesi dell’est Europa come la Bulgaria e la Polonia o dal mercato italiano, dove erano acquistati attraverso ricette mediche falsificate. I militari hanno stimato che il giro d'affari fosse di oltre 500mila euro.

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