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Il escovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo

Il escovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo

Messa di capodanno in azienda, Electrolux chiude le porte al vescovo

Don Giampiero Moret ha verificato la disponibilità dello stabilimento di Susegana di accogliere Mons. Pizziolo e i fedeli per la funzione, ma la direzione ha rifiutato. Il rito verrà celebrato alla Maeg di Vazzola

L'Electrolux di Susegana chiude le porte al vescovo di Vittorio Veneto. Lo fa nel giorno in cui conferma la delocalizzazione di oltre 150mila frigoriferi dalla Marca all'Ungheria, dove la produzione costa meno.

Secondo quanto riportato dalla Tribuna di Treviso, don Giampiero Moret, direttore dell’ufficio diocesano della pastorale sociale e del lavoro, ha verificato la disponibilità dell’azienda a ospitare la messa del primo gennaio che ogni anno Mons. Corrado Pizziolo celebra a rotazione nelle chiese del territorio.

La direzione dello stabilimento di Susegana, però, ha rifiutato. Pur dicendosi dispiaciuta, ha spiegato di non poter ospitare un'iniziativa che non abbia a che vedere con l’attività aziendale.

Mons. Pizziolo e i fedeli, dunque, non potranno pregare per tutte le persone colpite dalla crisi nello stabilimento, simbolo del disagio della Marca. Lo faranno alla Maeg di Vazzola, che invece è stata felice di aprire la porte alla funzione.

Qualcuno ipotizza che il rifiuto dell'Electrolux sia legato alla posizione assunta dal vescovo di Vittorio Veneto, che aveva aspramente criticato la decisione della multinazionale svedese di delocalizzare la produzione.

Sulla politica aziendale del colosso svedese e le centinaia di lavoratori a rischio è tornato anche il presidente della Regione Zaia: “Il silenzio del governo è incredibilmente assordante. Mentre l’azienda conferma ai sindacati gli esuberi di personale e il trasferimento di pezzi di produzione all’estero, da Roma non giunge nessuna risposta sulla nostra richiesta di convocare un tavolo nazionale sull’Electrolux che affronti la questione faccia a faccia con l’azienda”.

“Soltanto a un tavolo ministeriale – ha ribadito Zaia - si potranno affrontare le questioni della strategicità del settore e di eventuali incentivi. Ma il governo non si muove. Qualcuno dovrebbe allora spiegare ai lavoratori della Electrolux perché si attiva con tempestività per altre vertenze che coinvolgono gruppi industriali come la Fiat e non per un distretto come questo che è valutato in 20 mila posti di lavoro”.

Abbiamo il diritto, oltre che l’obbligo morale – ha concluso Zaia – non solo di capire fino in fondo il piano industriale e le reali intenzioni dell’azienda che lamenta l’eccessivo costo del lavoro italiano, ma anche se esiste uno spazio di manovra in cui il governo può operare, tenuto conto che altri Paesi europei hanno adottato incentivazioni senza farsi fermare dal problema degli aiuti di Stato che solo qui da noi sembra insormontabile. Chiedo per l’ennesima volta una risposta”.

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