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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Cronaca

Lettera aperta di Enpa al presidente Zaia: fermi la caccia al cinghiale, anche quella con l’arco

"Una terribile forma di incrudelimento poiché le frecce il più delle volte non causano il decesso immediato dell’animale, che, nella maggior parte dei casi, muore dopo una lunga e atroce agonia nei boschi"

TREVISO «Ci appelliamo a Lei e alla sua sensibilità per chiederLe di fermare il piano di “controllo” del cinghiale recentemente approvato dalla Regione Veneto, che presenta numerosi e gravi elementi di perplessità». Inizia così la lettera che la referente regionale Enpa per il Veneto, Antonella Squilloni, ha inviato al presidente Zaia, chiedendo un suo intervento per bloccare il contestatissimo piano di “contenimento del cinghiale”.

Un piano messo in discussione da molti cittadini non soltanto per la filosofia che lo anima (“se spariamo agli animali da più 20 anni e non abbiamo ancora risolto i presunti problemi di sovrannumero, vuol dire che finora abbiamo seguito una strategia fallimentare”, osserva Squilloni) ma per la facoltà concessa alle “doppiette” di uccidere gli animali persino con l’arco.

Una terribile forma di incrudelimento – si legge ancora nella lettera – poiché le frecce il più delle volte non causano il decesso immediato dell’animale, che, nella maggior parte dei casi, muore dopo una lunga e atroce agonia nei boschi. «Tutto questo – spiega la referente Enpa – solo per le spietata brutalità dell’uomo».

Invece, secondo Enpa, l’unico modo realmente efficace per affrontare e risolvere eventuali problemi di convivenza con i cinghiali, così come con tutti i selvatici, è quello di seguire la strada tracciata dalla legge 157/92 soprattutto per quanto riguarda la corretta applicazione dei metodi ecologici. Metodi “etici e cruelty free” – proprio per questo forse sono tanto osteggiati da certa parte della politica – il cui ricorso obbligatorio per legge e prioritario rispetto alle fucilate.

«Per la sensibilità collettiva e siamo certi anche per Lei, Presidente, come il suo interessamento ha dimostrato in più occasioni – la caccia con arco e frecce rappresenta una forma di crudeltà di cui possiamo tranquillamente fare a meno. E infatti – conclude la lettera di Antonella Squilloni – in molte regioni è stata già fermata in seguito a forti proteste e contestazioni».

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