Omicidio di Rolle: «Sergio Papa incastrato dal test del Dna»

I giudici della Corte d'Assise hanno depositato le motivazioni che hanno portato all'ergastolo il 35enne. Il dna era stato ritrovato sotto una delle unghie di Anna Maria Niola

Sergio Papa, il 35enne condannato all'ergastolo per l'efferato omicidio di Rolle

«Sulla base della complessa istruttoria dibattimentale articolatasi nell'esame di numerosi testimoni nonché della copiosa documentazione prodotta, i fatti relativi al duplice omicidio di Loris Nicolasi e Annamaria Niola possono essere ricostruiti nel loro sviluppo dinamico e nella loro concatenazione logico-fattuale. Ciò che è emerso dal processo giustifica, al di là di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità penale di Sergio Papa».

Sono queste le motivazioni con cui la Corte d'Assise di Treviso il 19 dicembre scorso ha condannato all'ergastolo il 35enne, colpevole del duplice omicidio di Loris Nicolasi e Anna Maria Niola, assassinati il 1 marzo del 2018 nel giardino della loro casa di Rolle. A incastrare Papa per i giudici sarebbe stato il suo Dna, trovato sotto una delle unghie di Anna Maria. «Il teorema accusatorio - scrivono i giudici - risulta supportato dalla cosiddetta prova scientifica imperniata sul rinvenimento nella parte interna dell'unghia di Anna Maria Niola del profilo genetico appartenente all'imputato». Le motivazioni della sentenza confermano la tesi del pubblico ministero Davide Romanelli quando ribadiscono che quel Dna sarebbe la prova del fatto che l'anziana abbia cercato di difendersi dall'aggressione di Papa. Se da un lato infatti viene rimarcato il significato attribuito dal Ris di Parma alla presenza del Dna così in profondità all'interno dell'unghia e che quindi non avrebbe potuto arrivarci per "contaminazione" come sostenuto dalla difesa, dall'altro si respingono le critiche del legale di Papa, l'avvocato Alessandra Nava, sugli errori di conservazione dei reperti. «La oggettiva impossibilità di stabilire a quale unghia del dito della mano sinistra della vittima fosse riferibile il rinvenimento del profilo genetico sicuramente ascrivibile a Papa - spiega la Corte - non riveste un rilievo concludente ai fini della difesa essendo comunque evidenziate carico della Niola in sede autoptica lesioni da difesa alle dita della mano destra, segno che la poveretta aveva tentato di difendersi con le mani dall'aggressione omicidiaria».

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