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Cronaca

Evasione da 100 milioni di euro: operai in cig ma tesoro a otto zeri

Cento milioni di euro evasi grazie a compravendite in nero e stipendi pagati fuori busta. Unindustria Treviso dichiara di appoggiare la Guardi di finanza ma invita ad evitare processi mediatici

I loro dipendenti erano in cassa integrazione, mentre in stanze segrete conservavano conti a otto zeri. Trapelano sempre maggiori dettagli sulla maxi evasione fiscale scoperta dalle Fiamme gialle trevigiane.

VENDITE E ACQUISTI IN NERO - Grazie ai documenti trovati nelle due stanze "caveau", i finanzieri sono risaliti al meccanismo della truffa ai danni dello stato. I titolari delle due società avevano ceduto beni a numerosi clienti ed acquistato materie prime da fornitori completamente in "nero". E in "nero" erano stati corrisposti anche i compensi a dipendenti e rappresentanti di commercio per oltre 27 milioni di euro, evadendo ritenute per oltre 5 milioni.

In questo modo, le aziende erano riuscite a mantenere una "dimensione contabile" fittizia, ma coerente, a fronte dei tanti milioni di euro evasi. La Guardia di finanza ha stimato che tra il 2004 e il 2011 le due società abbiano evaso oltre 100 milioni di euro di guadagni e Iva per 32 milioni. Il tutto grazie all'impiego di 434 dipendenti irregolari, 13 dei quali completamente in "nero".

STIPENDI FUORI BUSTA - "C'era una situazione in cui - ha spiegato il colonello Giuseppe De Maio, comandante delle Fiamme gialle trevigiane - le retribuzioni non dichiarate superavano più del doppio quelle ufficiali". Secondo gli investigatori, le vendite in nero corrispondevano al 22 per cento del totale, mentre lo stipendio fuori busta dei dipendenti era pari al 37 per cento del totale, con una variazione annuale tra i 10.000 e 32.000 euro a seconda della tipologia del lavoratore.

La procura, intanto, ha disposto il sequestro preventivo di quote societarie e immobili, dislocati a Cortina, nel pordenonese e nel trevigiano e intestati ai due imprenditori per un valore catastale pari a 13 milioni di euro.

UNINDUSTRIA TREVISO - Unindustria Treviso ha commentato la notizia dichiarandosi al fianco della Guardia di Finanza "nel contrasto all'evasione fiscale e nella tutela dei cittadini, delle imprese e della legalità".

"Proprio per questo, però - sottolinea una nota dell'associazione imprenditoriale - chiediamo, e continueremo a chiedere, altrettanto rispetto nei confronti del sistema industriale trevigiano. Un rispetto che si esprime anche e soprattutto nei modi attraverso i quali vengono svolti gli accertamenti e viene data pubblica informazione delle indagini e del loro esito".

NO SPETTACOLARIZZAZIONE - Secondo l'associazione industriale trevigiana, è necessario, da parte degli organi inquirenti e dei media, che pur nella trasparenza delle informazioni "vengano evitate forme di spettacolarizzazione dei fatti che determinano nell'opinione pubblica una condanna preventiva prima ancora che siano giudicati in via definitiva i reati oggetto di contestazione".

"Le imprese vivono anche di reputazione e fiducia. Se queste vengono pregiudicate, ancor prima che una sentenza accerti i fatti - conclude la nota - ne deriva un grave danno al patrimonio aziendale e a un intero settore. Poniamo infatti in evidenza un dato ben dimostrato dalle cronache recenti e dagli stessi dati dell'amministrazione finanziaria: molto spesso contestazioni plumilionarie si risolvono, alla fine del dibattimento, in accertamenti ben inferiori".

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