Camici chirurgici per gli ospedali veneti: blitz in un laboratorio cinese

Venivano confezionati in un capannone di Castel Maggiore, nel bolognese, senza rispetto delle normative previste per i dispositivi medici. I lavoratori mangiavano e dormivano all'interno del capannone. Sulle etichette il marchio di un'azienda di Casale sul Sile, fornitore di Azienda Zero. Indagano i carabinieri del nucleo Nas

L'operazione dei carabinieri di Bologna

I camici chirurgici, destinati agli ospedali del Veneto, erano prodotti in un capannone anonimo, nella zona industriale di Castel Maggiore, nel bolognese. A produrli cinque cittadini cinesi, quattro dei quali irregolari sul territorio nazionale: dormivano e mangiavano negli stessi spazi in cui venivano confezionati i camici, in barba a qualsiasi normativa igienico-sanitaria. La merce, marchiata UE, riportava sull'etichetta il nome di un'azienda produttrice che ha sede legale a Casale sul Sile (forse ignara che una sua commessa fosse realizzata in questo sito e in questo modo) che risulta essere fornitrice di Azienda Zero. Questo quanto hanno scoperto i carabinieri nel corso di un blitz avvenuto nella serata di ieri, lunedì 6 luglio. Ad essere denunciato un 49enne di origini cinesi, l'unico regolare dei cinque stranieri sorpresi al lavoro: era anche il titolare di questa impresa. Deve rispondere dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ma le indagini sul suo conto sono appena iniziate.

L'operazione dei carabinieri

Nella serata del 6 luglio, i carabinieri della stazione sono intervenuti in un capannone di via Corticella e alla vista dell'auto di pattuglia diversi cittadini cinesi si sono dati alla fuga. Cinque di loro che sono stati fermati e identificati, così i militari hanno scoperto che all'interno della fabbrica venivano confezionati camici chirurgici senza rispetto delle normative previste per i dispositivi medici, destinati a prevenire la trasmissione di agenti infettivi nel corso di interventi invasivi. Inoltre, è stato accertato che i lavoratori mangiavano e dormivano all'interno dei locali. 

I prodotti, sequestrati dai militari, recavano sia l'etichetta "made in Italy" che il marchio "UE", oltre al nome dell'azienda che risulta, in base a quanto riportato sul proprio sito "orgoglioso fornitore di Azienda Zero della Regione Veneto, centrale unica degli acquisti sanitari per una delle regioni capofila, a livello mondiale, della lotta al Covid-19".

Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che, a parte il denunciato, titolare dell'azienda, gli altri quattro cittadini cinesi non sono regolari sul territorio italiano. E' stato attivato anche il nucleo Nas dei carabinieri, ma gli accertamenti continuano per ricostruire l'eventuale "catena" delle responsabilità.

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