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Cronaca

Esodato trevigiano non mangia da giovedì per protesta

Fabio Marzola, esodato trevigiano, ha iniziato da giovedì uno sciopero della fame per protestare contro le misure di reintegro proposte dal Ministro Fornero

Ha ripreso a bere solo domenica Fabio Marzola, ma ancora non mangia e il suo medico e i suoi familiari sono preoccupati per le sue condizioni di salute.

Lo sciopero di Fabio è iniziato giovedì. Da allora non mangia, per protesta. Fabio Marzola ha 57 anni e vive a Treviso. Dopo aver appreso che il decreto del Ministro Elsa Fornero che consentirà agli esodati come lui di poter rientrare nella vecchia normativa pensionistica, prevede l'obbligo di aver versato "almeno un contributo volontario", Fabio ha deciso di non mangiare più, per attirare l'attenzione dei media sulla sua situazione.

Condizione comune a molti esodati che, come lui, durante la loro attività lavorativa, magari segnata da periodi di disoccupazione e di lavori precari, sono riusciti a malapena a raggiungere i requisiti per andare in pensione previsti prima della riforma introdotta dal Governo Monti, e non hanno mai effettuato alcun contributo volontario.

Fabio ora vede tramontare qualsiasi possibilità di uscire da una situazione che, nella lettera inviata ai parlamentari locali, definisce "disperata", soprattutto dopo che la stessa Inps gli aveva dato assicurazioni in merito ad una possibile soluzione normativa.

Sabato Fabio Marzola ha incontrato l'onorevole Simonetta Rubinato (Pd), Ieri Marzola, ha incontrato l'on. Simonetta Rubinato (Pd) che gli ha portato la propria solidarietà.

"A mio parere - spiega Rubinato - il decreto della Fornero su questo punto è illegittimo, perché introduce successivamente un requisito mai previsto prima anche per chi aveva già maturato il diritto all'uscita secondo le condizioni stabilite in precedenza dalla legge".

"Mi sono comuque già messa in contattp con i colleghi che si occupano di questa materia, per concordare quali azioni intraprendere per aiutare il signor Marzola e coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni. E' davvero drammatico vedere come la legislazione indotta dallo stato di emergenza dei conti pubblici del Paese incide sulla viva carne delle persone e delle loro famiglie".

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