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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Cronaca Oderzo

Fallo da dietro a calcio: la vittima vuole 50 mila euro ma l'assicurazione non paga

Sotto accusa un 30enne amatore di Oderzo: dopo una scivolata ha rotto tibia e perone a un avversario che l'ha trascinato in tribunale accusandolo di lesioni volontarie

ODERZO Un fallo da dietro durante una partita di calcio amatoriale rischia di costare carissimo a un 30enne di Oderzo, visto che l'assicurazione del torneo “latita” in attesa del pronunciamento del giudice. Il calciatore infatti si trova sotto processo per lesioni volontarie per aver commesso quel fallo ai danni un coetaneo di Pieve di Soligo il quale, in seguito all'intervento, ha riportato la frattura scomposta di tibia e perone. Un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per da calcio per oltre un anno e per il quale ora chiede un risarcimento danni di 50 mila euro.

Il rischio è che, se l'accusa dovesse essere derubricata in lesioni colpose (come probabile), in caso di condanna l'assicurazione non copra i danni. Un'ipotesi che metterebbe a rischio “scopertura” una lunga serie di calciatori amatoriali che credono, a questo punto immotivatamente, di essere coperti a livello assicurativo nel corso dei tornei e dei campionati.

I fatti risalgono all'autunno 2013 e si sono consumati nel corso della partita di calcio del campionato amatori tra le squadre di Camino e Sacile. Era il 30° del primo tempo e le squadre si trovavano sullo 0-0. Nella prima mezz'ora di gioco non si erano verificati episodi particolari, la gara era stata corretta e non c'erano state contestazioni né da una parte né dall'altra. Il Sacile stata ripartendo dalla difesa quando a centrocampo il 30enne in forze al Camino è entrato in scivolata, da dietro, su un avversario. Un intervento duro che ha lasciato il difensore dolorante a terra. In primis sembrava una botta, ma il dolore fu tale che il 30enne non riusciva a rialzarsi.

Quando i compagni di squadra si sono avvicinati per vedere cosa stava accadendo, si sono accorti della gravità della situazione: tibia e perone si erano spezzati come grissini. L'arbitro, dopo aver fischiato il fallo, ha estratto il cartellino giallo e, incalzato dai giocatori, ha optato per il rosso sospendendo la partita. Nel referto il direttore di gara aveva poi definito quel fallo “intenzionale”, motivo per cui si è passati da un campo di calcio a un'aula di tribunale.

La vittima, costituitasi parte civile con l'avvocato Roberto Uliana, è convinta che quell'entrata da dietro sia stata più che volontaria, tanto da giustificare una richiesta danni di simile entità. La difesa, rappresentata dagli avvocati Remo Lot e Roberto Miotti, è invece convinta del contrario: quell'entrata in scivolata non aveva alcuna intenzione di far male ma l'obiettivo era intervenire sul pallone.

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