Nessuna festa abusiva, il Django denuncia: «Il virus non può giustificare l'abuso di potere»

Gaia Righetto: «La segnalazione dello scorso 2 aprile era un falso allarme, ma le forze dell'ordine sono comunque entrate nella struttura di Caminantes minacciando i presenti»

L'esterno del dormitorio Caminantes

Nella serata dello scorso 2 aprile, verso le ore 21, una segnalazione di un residente dell'area Appiani ha portato al noto CSO Django, presso l'ex caserma Piave di via Monterumici a Treviso, diverse pattuglie delle forze dell'ordine convinte che nella struttura fosse in atto una vera e propria festa abusiva, visto anche quanto previsto dal Dpcm del Governo in materia di divieto di assembramenti per contrastare la diffusione del Coronavirus. Una volta sul posto, però, le forze dell'ordine hanno potuto constatare che nessuna festa era stata organizzata e che all'interno dello stabile erano presenti solo dei rifugiati già da tempo ospiti dei ragazzi di Caminantes (il cui obiettivo è di dare un tetto e un pasto caldo a coloro che sul territorio comunale si trovino più in difficoltà di altri, soprattutto in questo momento storico). Gli agenti hanno quindi capito che si trattava di un falso allarme e, dopo l'arrivo sul posto dei responsabili del centro sociale, si sono poi allontanati non prima però di aver redarguito tutti i presenti sull'obbligo di mantenere le dovute distanze sociali, così come previsto dal Governo e dalla Regione Veneto.

Secondo Gaia Righetto del CSO Django, però, i fatti sarebbero andati diversamente da come uscito all'epoca nei vari quotidiani locali: «E' vero che quella sera una pattuglia del Comando della polizia locale di Treviso è intervenuta al centro sociale Django per verificare la segnalazione, poi rivelatasi completamente falsa, secondo la quale era in corso una presunta festa, ma se nei giornali si riporta correttamente la falsità della segnalazione è altresì palese che non si ritrovano alcuni  importanti dettagli che trasformano un semplice intervento di polizia in un blitz andato molto al di là di un semplice accertamento».

«Per prima cosa - racconta ai nostri microfoni Gaia Righetto - quello che non si legge sui giornali è che la polizia locale è giunta al Django con il proprio furgone e quattro agenti, assieme però anche a due pattuglie dei carabinieri e altrettante della Polizia di Stato per un totale di dodici agenti. Direi che si è trattato di un dispiegamento di forze alquanto esagerato per una festa, oltretutto se inesistente. Dopodiché, quello che non si legge sui giornali è che le forze dell’ordine, non paghe di aver accertato il “falso allarme”, hanno forzato l’uscita di emergenza della struttura, scardinandone l’ingresso dopo aver trovato il cancello principale chiuso. I ragazzi ospiti di Caminantes (una struttura di seconda accoglienza all’interno del Cso), hanno così assistito all’irruzione, nel piazzale interno, di dodici tra agenti e militari che, manganello alla mano, gli hanno minacciati di violare il loro domicilio e di entrare presso la struttura in cui sono tutt'oggi ospitati».

«Inoltre, è anche da dire che io e altri cinque volontari dell’associazione, prontamente avvertiti dagli ospiti di Caminantes, siamo subito giunti sul posto con lo scopo di tranqulizzare gli animi e a ben vedere a ragione visto che i ragazzi si erano molto spaventati a causa dell’irruzione e dell’atteggiamento bellicoso messo in atto dalle forze dell’ordine - continua la 29enne Gaia Righetto - Noi volontari di Caminantes siamo però passati in breve tempo dal tranquillizzare gli ospiti di Caminantes al calmare le forze dell’ordine lì presenti, prendendo noi stessi atto in quei momenti del falso allarme: Solo una volta placati gli animi, quindi, siamo poi rientrati nelle nostre abitazioni pensando di aver risolto la situazione nel migliore dei modi. Peccato, però, che gli agenti della polizia locale, probabilmente delusi per aver dispiegato così tante forze e mezzi per nulla, hanno fatto recapitare in queste ore sanzioni da 400 euro a tutti noi volontari dell’associazione Caminantes. Il motivo, leggendo il verbale, è quello di aver dato luogo ad un assembramento illegittimo, tra l'altro falsamente riportando che saremmo stati persino invitati ad andarcene e che noi ci saremmo opposti».

«Risulta quindi quanto meno curioso, se non assurdo - chiosa la responsabile del CSO Django - che a essere sanzionati, per aver violato le norme di contenimento al Coronavirus, siano i volontari di un’associazione che, come altre in questo difficile periodo, sta distribuendo settimanalmente dispositivi igienico-sanitari come mascherine, guanti e gel disinfettanti a persone senza fissa dimora proprio per tutelarle dai pericoli del virus. Una scelta che evidentemente le forze dell’ordine hanno deciso di contrastare con multe, manganelli e minacce. E' poi altrettanto assurdo che l’assembramento che ci è stato contestato è stato inizialmente causato dalle stesse forze dell’ordine, intervenute sul posto con cinque mezzi, per una festa inesistente. Che bisogno c’era di sfondare un ingresso, estrarre i manganelli e spaventare delle persone se la segnalazione si era rivelata falsa fin dall’inizio?».

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«Se è indubbio che le misure di contenimento al Covid-19 stanno contribuendo a farci uscire dall’emergenza, è altrettanto indubbio che la loro applicazione non passa di certo attraverso l’impiego di ben dodici uomini che spaventano e minacciano i ragazzi di una struttura di accoglienza a seguito di una segnalazione mendace. Forse, ma non ne siamo certi perché non siamo epidemiologi, tanta solerzia ed energia sarebbe da impiegare, se davvero si volesse contribuire al contenimento della pandemia, per il controllo e la verifica dello stato delle Rsa i cui ospiti e dipendenti sono stati abbandonati alla mercé di un’emergenza sanitaria subita con maggior pressione a causa dei pochi tamponi eseguiti e della scarsa distribuzione di dispositivi di sicurezza» conclude Gaia Righetto.

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