Cronaca

Per la Procura era la mente di una violenta rapina, assolto in appello

Jacek Wyluper, cittadino polacco di 45 anni, era considerato l'ispiratore del "colpo" ai danni di Dorota Turek, avvenuto la notte tra il 28 febbraio e il 1 marzo del 2018 a Farra di Soligo. In primo grado fu condannato a 6 anni di reclusione

Dorota Turek con il figlio nella casa di Farra di Soligo

Era stato condannato in primo grado, processo celebrato con il rito abbreviato, a sei anni di reclusione per la rapina, avvenuta la note tra il 28 febbraio e il 1 marzo 2018 a Farra di Soligo ai danni di Dorota Turek. Ma la Corte d'Appello di Venezia lo ha assolto. "La correità con i responsabili della rapina non è risultata attendibile" scrivono i giudici di secondo grado. Secondo le toghe veneziane il riconoscimento di Jacek Wyluper, 45 anni,  effettuata dalla Tureck   è risultata quantomeno approssimativa.

Wyluper era, per la Procura di Treviso, il terzo uomo che quella sera entrò in azione insieme a Mateusz Zbigniew Chudoba e il fratellastro Marek Jan Switacz. I due avrebbero agito per questioni economiche approfittando del fatto che la donna, anche lei polacca e zia degli autori della rapina, era sola in casa, nell'abitazione immersa tra i vigneti di Col San Martino, in quanto il marito, autotrasportatore, era fuori casa per lavoro. Dorota Tureck era stata aggredita nel cuore della notte,  legata con fascette da elettricista e colpita con un taser, per farsi consegnare il contante, convinti che in casa ce ne fosse molto. La donna seppure terrorizzata e ferita, era riuscita a far partire una chiamata da un vecchio telefono cellulare che teneva nel comodino e aveva così allertato il figlio che aveva sentito le urla ed era corso in suo aiuto mettendo in fuga i malviventi.

Marek Jan Switacz,  31 anni, ha risolto le sue pendenze con la giustizia grazie ad un patteggiamento a 1 anno, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, con la sospensione della pena, per aver fatto il "palo". Nei confronti di Mateusz Zbigniew Chudoba, 30enne, oggi, lunedì 25 maggio, si sarebbe invece dovuta celebrare la seconda udienza del processo che lo vede imputato di rapina, lesioni aggravate e porto abusivo di armi, ma il procedimento è stato aggiornato in quanto mancava uno dei giudici del collegio. Il polacco è anche indagato (il processo si terrà in abbreviato) per calunnia nei confronti dell'avvocato Marco Portantiolo, il suo primo difensore.  

I due fratelli infatti avevano subito confessato ma Chudoba, poco dopo, aveva ritrattato tutto: «Quella notte - disse - non ero a Farra di Soligo. Ero fuori regione e ho testimoni che possono confermarlo. Sono stato indotto a confessare dal mio avvocato perché quella notte sono stati uccisi i coniugi Nicolasi a Rolle, e c’era un clima molto teso. Mi disse: se non confessi ti coinvolgeranno in quel delitto». I due gravi fatti di cronaca, si erano verificati a poche ore di distanza e, inizialmente, gli inquirenti avevano ipotizzato potessero essere collegati. Le indagini avrebbero poi escluso qualsiasi legame.

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