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Tragedia a Farra di Soligo: travolto da un trattore, muore 42enne

L'incidente sul lavoro alle 9.30 sulle colline di Collagù. La vittima è Andrea Bortolin: purtroppo inutili i soccorsi da parte del Suem 118. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri e i tecnici del nucleo Spisal

FARRA DI SOLIGO Tragico incidente sul lavoro alle 9.30 di stamani a Farra di Soligo, sulle colline del santuario di Collagù. Un 42enne del luogo, Andrea Bortolin, è stato travolto e ucciso da un trattore che stava conducendo per irrorare le vigne lungo un pendio. Il viticoltore, a causa dell'improvviso cedimento del terreno, ha perso il controllo del mezzo che si è capovolto, rotolando nella scarpata. Il corpo del 42enne è stato trovato due filari più a valle rispetto al punto in cui il trattore è caduto. Sul posto sono intervenuti gli infermieri del Suem 118 ma per l'uomo non c'è stato nulla da fare: è morto a causa delle gravissime lesioni riportate, soprattutto al torace. Giunti per svolgere gli accertamenti del caso i carabinieri di Col San Martino e i tecnici del nucleo Spisal dell'Ulss 2. Andrea Bortolin lascia la moglie Barbara e le figlie Martina ed Eleonora (11 e 6 anni), oltre ai genitori Angelo e Silvana.

Ennesima tragedia sul lavoro nella Marca. Bonan: “Serve un’azione efficace di prevenzione ed educazione alla sicurezza”

“Serve un’azione efficace di prevenzione ed educazione alla sicurezza”. Di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro nella Marca trevigiana - la morte di un agricoltore in un vigneto di Col San Martino a causa del ribaltamento del trattore su cui stava lavorando - interviene Cinzia Bonan, Segretario generale Cisl Belluno Treviso. “La sicurezza deve essere una priorità per tutti - afferma - non è un problema trevigiano, ma veneto e nazionale. Auspico che il tavolo aperto dalle organizzazioni sindacali venete con il governatore della Regione possa dare presto dei risultati concreti: serve l’impegno e la sensibilità di tutti, anche dei lavoratori che devono lavorare in sicurezza”.

Cgil, Cisl e Uil del Veneto hanno concordato una linea comune di azione a fronte dei recenti drammatici casi di infortuni sul lavoro, condividendo un documento unitario con le proposte e le richieste finalizzate a rafforzare la sicurezza sul lavoro e il contrasto agli infortuni. Sabato 26 maggio a Padova si svolgerà una manifestazione regionale unitaria, e nel corso della prossima settimana sono previste assemblee sui posti di lavoro e iniziative territoriali. Nella giornata di oggi, i lavoratori del settore metalmeccanico hanno aderito in maniera massiccia allo sciopero regionale per la sicurezza sul lavoro proclamato dalle federazioni di categoria Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil: nelle grandi aziende nella Marca l’adesione è stata superiore all’80%. 

Riccardo Bernard, segretario generale della Fai Cisl Belluno Treviso, la federazione che si occupa dell’agroalimentare, spiega che “l’agricoltura è uno dei settori più colpiti dagli infortuni mortali; occorre lavorare maggiormente sulla formazione degli addetti e sulla prevenzione. In questi anni sono stati fatti diversi interventi, anche attraverso l’ente bilaterale per l’agricoltura trevigiana che ha recentemente lanciato una campagna sulla sicurezza distribuendo a tutti i lavoratori un vero e proprio manuale ad uso degli addetti del settore”.

Che il settore sia il più funestato dalle morti bianche lo dimostrano i dati. In provincia di Treviso, su 11 incidenti mortali avvenuti l’anno scorso, ben 4 riguardano coltivatori diretti: 3 di loro sono morti per il ribaltamento del trattore agricolo. Ma non è tutto. L’anno scorso un cantiniere è deceduto per asfissia dopo essere entrato in un’autoclave e un addetto di una distilleria ha perso i sensi mentre si trovava in un deposito di vinacce.  A livello veneto, l’agricoltura detiene il tragico primato sotto tutti i punti di vista, come si evince dal Dossier sugli infortuni sul lavoro recentemente elaborato dalla Cisl regionale: un infortunio su tre avviene in un luogo agricolo; dal 2011 ad oggi il 27% (92 su 338) dei morti sul lavoro sono coltivatori diretti o loro familiari; il 38% dei casi riguarda persone occupate in questo settore.

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