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Cronaca Fontanelle

Botte e minacce al marito gravemente malato, 51enne finisce a processo

D.F., una 51enne di Vittorio Veneto, è finita a processo, di fronte al collegio formato dai giudici Umberto Donà, Alberto Fraccalvieri e Carlotta Brusegan, accusata dei reati di maltrattamenti familiari e lesioni personali aggravate

Violenze, minacce, vessazioni fisiche a una persona che già versava in condizioni difficili in quanto affetta da una patologia gravemente invalidante. E poi botte, inferte anche con una scarpa, e graffi in viso e ad un occhio tanto che la vittima ha riportato un distacco vitreo. Ma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, l'autore di tutto questo, avvenuto all'interno di una coppia che stava per divorziare, non è il solito marito “carnefice” ma la moglie, D.F., una 51enne di Vittorio Veneto, finita a processo, di fronte al collegio formato dai giudici Umberto Donà, Alberto Fraccalvieri e Carlotta Brusegan, accusata dei reati di maltrattamenti familiari e lesioni personali aggravate.

La storia risale al gennaio del 2020 ed è accaduta a Fontanelle. I due coniugi, lui malato e deceduto prima che si arrivasse all'udienza, erano sul punto di separarsi ma non trovavano un accordo sulla casa coniugale, che l'uomo, un 51enne anche lui vittoriese, avrebbe voluto mantenere per sé ma per l'acquisto e la sistemazione della quale D.F. avrebbe messo buona parte se non tutti i propri risparmi. E così sono iniziati i problemi, sfociati - di fronte alla figlia minore della coppia, costretta ad assistere alla furibonde litigate - nelle aggressioni fisiche e verbali riportate nel capo di imputazione formulato del sostituto procuratore Barbara Sabbattini.

«Sei un bastardo, farabutto, fiol de p..., cornuto" gli avrebbe detto la donna, prospettandoli anche, come minaccia, che avrebbe bruciato la casa con lui dentro. E nel corso delle discussioni gli avrebbe anche lanciato contro vari oggetti, inseguendolo per casa e mettendoli le mani addosso, come quando gli avrebbe graffiato il viso e un occhio o, qualche giorno dopo (sempre ad inizio del mese di gennaio del 2020), colpendolo con un calcio all'addome, con l'uso di una scarpa e spaccandogli un quadro da parete sulla schiena. Il 51enne, per paura della moglie, sarebbe stato quindi costretto a rimanere in cantina, dove praticamente avrebbe vissuto per qualche mese.

La donna, difesa dall'avvocato Stefano Arrigo, minimizza l'accaduto, parlando di screzi dovuti alla situazione familiare e sottolineando il fatto che, all'aggravarsi delle condizioni del marito, gli sarebbe rimasta accanto, accudendolo fino alla fine dei suoi giorni.

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