Nella concessionaria trevigiana la "spedizione punitiva" del carabiniere corrotto

Nei primi giorni di febbraio il blitz di Giuseppe Montella, militare della stazione Levante di Piacenza, alla "Autokino" di via Asolana: doveva "regolare i conti" per l'acquisto di un'Audi A4, poi ottenuta al costo di 10mila euro

Alcuni dei carabinieri arrestati nell'operazione di Piacenza

C'è un risvolto trevigiano nell'indagine coordinata dalla Procura di Piacenza che ha azzerato un'intera stazione dei carabinieri, quella di Levante, e portato ad indagare ben dieci militari, tra cui il comandante della Compagnia emiliana, oltre ad un finanziere ed alcuni cittadini piacentini. Sono accusati a vario titolo di spaccio, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali aggravate, peculato, abuso d'ufficio, rivelazione ed uso di segreti d'ufficio, falsità ideologica, perquisizione e ispezioni personali arbitrarie, violenza privata aggravata, truffa ai danni dello Stato. Uno dei carabinieri coinvolti nell'inchiesta, Giuseppe Montella, si sarebbe reso protagonista di un episodio, avvenuto tra il 4 ed il 5 febbraio a Fonte, all'interno della concessionaria "Autokino" di Fonte, in via Asolana.

Nel corso delle intercettazioni telefoniche eseguite dagli inquirenti, Montella riferisce di una sorta di "spedizione punitiva" presso l'autosalone trevigiano: al centro della controversia c'è l'acquisto di una Audi A4. Il militare si sarebbe presentato armato presso la concessionaria e in compagnia di uno dei suoi "fedelissimi", Simone Giardino: racconta di essere entrato nel salone, preceduto da Giardino (questi doveva accertarsi della presenza dell'auto da acquistare),  mentre i proprietari si stavano allontanando, e di aver malmenato uno di loro e di aver distrutto un pc pur di estorcere il veicolo. La spiegazione di tanto accanimento sarebbe dovuto, a suo dire, ad un tentativo di truffa (non accertato) subito dall'autosalone trevigiano.

«Figa, sono entrato attrezzato (armato ndr), uno si è pisciato addosso, nel senso proprio pisciato addosso -racconta Montella ad uno dei complici- L'altro mi ha risposto e l'ho fracassato... nel senso .... "basta che sennò mi ammazzi"... un mac, teneva un mac (un computer ndr)... gliel'ho distrutto. Figa, tutto gliel'ho sfasciato». Con questi metodi violenti Montella sarebbe riuscito a farsi consegnare l'auto, trasportarla a Piacenza con delle targhe prova, e pagarle l'indomani una cifra di circa 10mila euro, dopo il passaggio di proprietà. «Hai presente Gomorra? Le scene di Gomorra. Guarda che è stato uguale... -confida ancora il militare nel corso di un'intercettazione- ed io ci sguazzo con queste cose! Tu devi vedere gli schiaffoni che gli ho dato». L'auto sarebbe stata poi usata dalla banda dei carabinieri corrotti per il trasporto di droga o per particolari servizi di "scorta".

Levante azzerata: «Non mi fermeranno mai: sono un car
 

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