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Scopre la figlia in bikini su Facebook e la picchia fino a perforarle il timpano

Un 40enne residente a Casier, finito a processo per maltrattamenti in famiglia, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione: mamma e figlia sono scappate di casa

CASIER Ha reso un inferno la vita della figlia e della moglie, arrivando anche ad alzare le mani per futili motivi quando tornava a casa ubriaco. Il “padre padrone”, finito alla sbarra per rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia, è stato condannato dal giudice Piera De Stefani a due anni e sei mesi di reclusione. L'uomo, difeso dall'avvocato Martina Pinciroli, ha fatto sapere di non aver mai negato gli episodi riferiti dai familiari ma di aver sempre agito nell'interesse della figlia e della moglie da padre e marito particolarmente protettivo. Una versione a cui il giudice non ha creduto.

A raccontare in aula quei mesi di violenza fisica e psicologica, costellati di botte e corse al pronto soccorso, sono state le stesse due donne. Diversi gli episodi finiti nel mirino della Procura di Treviso, che li ha circoscritti tra il 2010 e il 2013, quando in pratica le due donne sono scappate di casa e hanno presentato denuncia ai carabinieri di Casier. Stando a quanto sostenuto dagli inquirenti, il 40enne, che lavorava come operaio, speso e volentieri sarebbe tornato a casa dopo il lavoro ubriaco e avrebbe sfogato la propria ira contro la moglie e la figlia. Inizialmente sarebbero stati comportamenti particolarmente ferrei riguardo l'educazione della minore che tendeva, secondo il padre, a trascurare la scuola e a dedicarsi troppo alla “vita mondana” anche quando la situazione economica della famiglia non era delle più floride.

Col passare dei mesi i comportamenti dell'uomo (era accusato anche di abuso dei mezzi di correzione) si sarebbero fatti più violenti. Oltre a impedire alla figlia il contatto con i suoi coetanei, avrebbe iniziato a insultarla e a offendere chiamandola “p*****a”, “s*****a” e “t***a”. In aula è stato svelato anche il motivo di quel cambiamento: il padre avrebbe scoperto alcune foto in costume da bagno della figlia sul suo profilo Facebook. Un affronto al quale sarebbero seguiti anche dei messaggi in una chat con un 50enne. In realtà sarebbe stata la moglie a chattare con quell'uomo (con il quale vive attualmente e con cui all'epoca aveva intrapreso una relazione) ma il “padre padrone” era convinto che fosse la figlia ad avere incontri erotici con l'uomo, anche a pagamento.

Da quella convinzione, il 21 giugno 2013, si sarebbe verificato l'episodio più grave, quello che convinse le donne a scappare di casa: dopo aver insultato la figlia, il 40enne l'avrebbe picchiata violentemente tanto da perforarle il timpano e nel mentre avrebbe impedito alla moglie, sempre alzando le mani, di intervenire per difendere la figlia.  

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