rotate-mobile
Venerdì, 23 Febbraio 2024
Cronaca

Triatleta investita e uccisa a Pordenone, due anni all’imputato

Il 78enne che lo scorso 3 marzo ha investito e ucciso la 44enne Francesca Manfè ha patteggiato la pena. Era risultato positivo per ben due volte all'alcoltest

Patteggiati due anni di reclusione (pena sospesa) per l’incidente mortale dello scorso marzo, in provincia di Pordenone, costato la vita alla triatleta 44enne Francesca Manfè. Il giudice ha concesso le attenuanti generiche all’imputato, nonostante la recidiva per guida in stato di ebbrezza, e gli ha revocato la patente, riducendo al minimo il concorso di colpa della vittima che, prima di essere investita, correva a lato della strada nello stesso senso di marcia dell’auto. I familiari di Francesca Manfè, a seguito della tragedia, si erano affidati a Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nella tutela dei familiari delle vittime di incidenti mortali.

Immagine1

La dinamica del sinistro

Lo scorso 3 marzo C.F., 78enne di Pordenone, stava percorrendo via Prata in località Tamai, a Brugnera, a bordo della sua Fiat Multipla. Verso le 17, con un tasso alcolemico nel sangue superiore al consentito, non si è accorto di Francesca Manfè che stava correndo sul ciglio erboso a destra della carreggiata (quindi nello stesso senso di marcia dell’auto). Nell'impatto, Francesca era finita prima sul parabrezza e poi scaraventata sull'asfalto per oltre 10 metri, finendo esanime nel fossato di scolo delle
acque piovane che corre parallelo alla strada. Ogni soccorso da parte del 118 era stato inutile.

Il commento

Francesca Manfè lavorava come impiegata a Maron di Brugnera. Sposata, con due figli non ancora maggiorenni, era una grande atleta. Si era avvicinata al triathlon con passione, prima con la ReAction Triathlon di Pordenone e poi con l’A3 Fotomeccanica Triathlon di Pederobba. La sua morte ha lasciato un’intera comunità nel dolore e la famiglia non si dà pace per quanto accaduto. «La sofferenza dei familiari è ancora fortissima - spiegano Debora Rallo e Luca Infanti della sede di Giesse Risarcimento Danni a Pordenone -. Francesca stava correndo sul ciglio erboso, a lato della strada, quindi in sicurezza. Fa rabbia pensare che se l'anziano non avesse bevuto, e non era la prima volta che veniva fermato alla guida dell’auto in stato di ebbrezza, l’incidente forse non si sarebbe verificato».

L'alcoltest al 78enne era stato ripetuto due volte, entrambe con esito positivo: 1.08 grammi per litro alle 17.45; 0.94 grammi per litro alle 18.03. «A quel punto - concludono Rallo e Infanti, di Giesse - al 78enne era stata ritirata la patente ma Francesca Manfè, purtroppo, era già morta. Nell’imputazione si legge che l’anziano "con negligenza (guidare in stato di ebbrezza), imprudenza e imperizia, non verificava che la strada fosse libera per uno spazio tale da consentire la completa esecuzione del sorpasso e, successivamente, non si portava sulla sinistra del pedone"».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Triatleta investita e uccisa a Pordenone, due anni all’imputato

TrevisoToday è in caricamento