rotate-mobile
Cronaca

Due fratelli trevigiani nell'inferno di Torino: "C'era sangue ovunque, è stato terribile"

Entrambi si trovavano in Piazza San Carlo per guardare in compagnia la finale di Champions League, ma sono tra coloro che sono rimasti feriti durante il parapiglia scatenatosi dopo il terzo gol del Real Madrid: "Abbiamo persino dovuto usare i lacci delle scarpe per fermare l'emorragia ad una mano di una ragazza"

TREVISO Doveva essere una serata di festa quella di sabato scorso, un momento di aggregazione e di tifo a 360° nella speranza che la Juventus potesse vincere a Cardiff la finale di Champions League contro il Real Madrid, ma niente di tutto ciò è successo. Non solo i bianconeri sono stati sconfitti per 4-1 dagli spagnoli, ma c'è chi è addirittura rimasto ferito mentre cercava di gustarsi in compagnia il match davanti ad un megaschermo in piazza.

E' successo in centro a Torino, in Piazza San Carlo, poco dopo il terzo gol dei 'blancos'. Un fiume umano, all'improvviso e per cause che al momento non si riusciva a comprendere, ha infatti iniziato ad arretrare sempre più velocemente causando un fuggi-fuggi generale tra grida di panico, pugni, calci e persone che venivano travolte da chi stava alle loro spalle. Un caos generale che, secondo gli ultimi sviluppi delle indagini da parte della Digos, sarebbe stato causato da un gruppo di tifosi bianconeri che, alla destra del maxischermo, avrebbero detto o fatto qualcosa che ha poi inevitabilmente innescato la follia collettiva, provocando 1.600 feriti di cui quattro molto gravi (un bimbo cinese di sette anni, una donna torinese di 64 anni, una donna di Domodossola di 38 anni e una ragazza calabrese di 26 anni). A scatenare il tutto potrebbe essere stata l'esplosione di un piccolo petardo, tanto che gli agenti hanno sequestrato alcuni articoli del genere proprio sul luogo dei fatti. Due giovani sono stati poi ascoltati in questura per tutta la giornata di domenica: si tratta di coloro che sono stati immortalati in un video mentre attorno a loro (uno dei due è a torso nudo) si scatena il parapiglia, ma al momento nei loro confronti non è stato ancora adottato alcun provvedimento.

Tra coloro che si trovavano però sul luogo della tragedia c'erano anche tre ragazzi trevigiani: il 24enne Riccardo Battel di Preganziol e i fratelli Lorenzo e Raffaello Trentin (di 25 e 24 anni). "Io e Riccardo eravamo andati a Torino per far visita a mio fratello che studia in città e con l'occasione abbiamo avuto l'idea di vedere la finale della Champions League in piazza - racconta Lorenzo - Una scelta evidentemente sbagliata visto quanto successo. Noi siamo stati fortunati, abbiamo subito solo qualche ferita, ma nulla di così grave. Ad altri è andata molto peggio e per questo ci sentiamo presi in giro quando sentiamo il Prefetto che afferma che l'emergenza è stata gestita alla perfezione. Basti pensare che, nei pressi del maxischermo, siamo stati perquisiti in maniera molto superficiale: io, ad esempio, avevo una bottiglia d'acqua da un litro che gli agenti non hanno notato...facevano quindi entrare senza controllo alcuno".

"In ogni caso - continua il 25enne trevigiano - fino al momento del parapiglia eravamo tutti del tutto tranquilli, non erano nemmeno presenti ultras violenti, tranne qualche persona forse un po' su di giri per i fumi dell'alcol. Noi ci trovavamo però ad una quindicina di metri dal luogo da cui è partito il panico generale. Non abbiamo sentito esplosioni, ma la folla si è girata all'improvviso e chinata in modo concentrico quasi come ci fosse stata un'esplosione. In pochi secondi siamo quindi stati costretti a separarci ed io, per evitare la testa di una ragazza  che avevo davanti, sono caduto battendo il ginocchio sui vetri che erano per terra. A quel punto, nonostante il sangue che sgorgava dalla ferita, ho seguito il flusso del 'fiume umano' per non farmi schiacciare ma alcuni ragazzi erano del tutto impazziti, tiravano pugni e salivano sulle persone a terra pur di crearsi quanto prima una via di fuga".

"Personalmente ho pure aiutato una ragazza, in preda al panico, forzandola persino a fuggire dopo che l'avevo vista immobile al centro della strada, forse già in stato di shock - racconta un emozionato Lorenzo Trentin - Poi, poco dopo, sono stato fermato con urgenza da una ragazza che aveva una bruttissima e profonda ferita ad una mano e che chiedeva aiuto per fermare l'emorragia. Ho quindi usato i lacci delle mie scarpe come laccio emostatico intorno al suo braccio ed insieme ci siamo poi rifugiati in un'abitazione privata lì vicino insieme ad una decina di giovani, alcune piangenti e molto spaventate. Qui una gentile signora ci ha aiutato a medicarci in attesa di raggiungere l'ospedale o ricongiungerci con amici e parenti. A causa però delle reti telefoniche completamente intasate sono riuscito a mettermi in contatto con mio fratello e Riccardo solo dopo mezz'ora. Nel caos che si era creato eravamo a quel punto tutti convinti si fosse trattato di un atto terroristico, anche perché in strada la folla parlava di qualcuno che aveva gridato 'Allah akbar', oltre ad altri che raccontavano di aver sentito esplosioni di bombe e colpi di mitra".

"Senza però conoscere la verità, abbiamo comunque deciso di darci appuntamento proprio in Piazza San Carlo. Una volta lì ci siamo trovati davanti uno 'spettacolo' desolante: la piazza era piena di scarpe, zaini, sangue e vetri ovunque. A quel punto però alcuni poliziotti ci hanno portato al vicino ospedale Maria Vittoria dove siamo stati medicati solo verso le 5 del mattino (e usciti poi un'ora dopo) perché eravamo almeno un centinaio a richiedere le cure dei medici e i pavimenti del nosocomio erano già pieni di sangue. Io mi sono trovato con un'importante ferita alla gamba, mentre Riccardo Battel è stato medicato per una profonda lesione ad una mano. Comunque, trovino o meno i responsabili della bravata, sono convinto che la maggior parte dei danni sia legata ai vetri che si trovavano sul selciato. Erano infatti presenti tantissimi venditori ambulanti abusivi dotati di 'carretti' per vendere i loro prodotti, oltre alle centinaia di bottiglie di birra lasciate poi per terra e che, con la calca che si è venuta a creare, si sono rotte quasi all'unisono creando dei rumori che assomigliavano proprio a degli spari d'arma da fuoco. Tra l'altro, non erano solo frammenti di vetro, ma delle vere e proprie lame affilate. E' stata perciò un'esperienza infernale - conclude il 25enne Lorenzo - ma siamo fortunati ad essere tornati a casa sani e salvi".

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Due fratelli trevigiani nell'inferno di Torino: "C'era sangue ovunque, è stato terribile"

TrevisoToday è in caricamento