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Frode fiscale e riciclaggio internazionale nel settore metalli: tre aziende trevigiane nei guai

Sequestrati già diversi bene agli indagati e denunciate ben otto persone, tra cui diversi industriali. Coinvolte aziende di Loria, Preganziol e Ponzano. Si tratta di un raggiro al Fisco di diversi milioni di euro

TREVISO La Guardia di Finanza di Sarnico (BG) ha chiuso l’indagine 'Serial Withdrawal', “prelievo seriale”, che ha portato alla scoperta di un riciclaggio di milioni di euro provenienti dall’emissione e dall’utilizzo di fatture false nel settore del commercio dei metalli. Al centro della frode una società con sede a Grumello del Monte (BG), gestita da un bergamasco, che aveva il compito di emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti di numerosi imprenditori del nord Italia i quali, per pagarle, prelevavano ingenti somme dalle casse aziendali. Il denaro così distratto veniva girato su conti correnti aperti in banche nella Repubblica Slovacca intestati a due società “cartiere” e da li, grazie ad innumerevoli prelievi di contanti (effettuati soprattutto da altri due soggetti, un emiliano e un bresciano), fatto sparire senza poterne tenere traccia. 

Naturalmente le “cartiere”, intestate a G.F.C., 77enne di Clusone (BG) e D.S., 43enne di Guastalla (RE), dopo aver svolto il proprio ruolo di emittenti di fatture false per milioni di euro e di trasferimento delle somme all’estero, venivano abbandonate senza presentare alcuna dichiarazione e facendo sparire la contabilità. Nel meccanismo erano inseriti anche l’autotrasportatore O.M., 61enne di Villa di Serio (BG), che aveva il compito di emettere falsi documenti attestanti il trasporto della merce indicata nelle fatture per operazioni inesistenti, il commercialista M.M., 42enne di Aversa (CE), con studio a Bergamo, che forniva il proprio apporto “professionale” nell’organizzazione della frode e C.D., 60enne piemontese residente a Montecarlo (Principato di Monaco), che fungeva da “intermediario” tra chi emetteva le fatture fittizie e chi le utilizzava.

Grazie a questo articolato sistema, i destinatari delle fatture false - grossi imprenditori lombardi, veneti, trentini, emiliani, friulani e piemontesi operanti nei settori dell’industria meccanica, della fabbricazione di mobili metallici, della fabbricazione di minuteria metallica, della fabbricazione di radiatori e caldaie, della fabbricazione di porte e finestre metalliche ed altri - potevano trasferire ingenti somme di denaro all’estero. Qui i conti così alimentati venivano costantemente svuotati tramite quotidiani prelievi di denaro contante, che poteva quindi essere rimesso nella disponibilità degli imprenditori stessi, previo un ovvio compenso per il “servizio” fornitogli dall’organizzazione. Ruolo determinante nel riciclaggio del denaro l’avevano M.B., 57enne di Guastalla (RE), e P.L.S., 50enne di Sale Marasino (BS), i quali si recavano di sovente in Slovacchia per prelevare i contanti (sono stati individuati prelievi per importi superiori ai 13 milioni di euro) e concludere quindi il “servizio”.

Le Fiamme Gialle di Sarnico, al comando del Luogotenente Stefano Slavazza, grazie a complesse indagini – sviluppate tramite l'esecuzione di perquisizioni locali e sequestri, l'acquisizione e l'analisi di tabulati telefonici, l'esame dei dischi cronotachigrafi di autotrasportatori, l'assunzione di informazioni da parte di varie persone e l'esecuzione di accertamenti bancari, anche su conti esteri, acquisiti con specifica rogatoria internazionale – sono riuscite a smascherare questo intricato sistema di frode, accertando un giro di fatture false per complessivi 20 milioni di euro, più I.V.A. per 4,4 milioni di euro, finalizzate, oltre che all’evasione delle imposte, ad un massiccio trasferimento all’estero del denaro ed al conseguente riciclaggio.

Al termine delle indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo dott. Antonio Pansa, il quale si è tra l’altro interfacciato con le Autorità giudiziarie slovacche per lo svolgimento delle indagini bancarie sui conti esteri, sono state indagate 8 persone resesi responsabili, a vario titolo, dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante f.o.i., omessa dichiarazione, emissione di f.o.i., distruzione od occultamento di contabilità e riciclaggio. I titolari delle società che hanno beneficiato della frode ed hanno trasferito i soldi all’estero (37 industriali delle provincie di Bergamo, Brescia, Mantova, Vicenza, Venezia, Padova, Treviso, Trento, Reggio Emilia, Modena, Pordenone e Verbania), sono stati segnalati ai Reparti della Guardia di Finanza territorialmente competenti ai quali dovranno rispondere per le rispettive violazioni fiscali e penali. L’operazione si è conclusa il sequestro preventivo “per equivalente” – disposto dal G.I.P. di Bergamo dott. Ciro Iacomino – di conti correnti, abitazioni, uffici, terreni, autovetture, motoveicoli, quote azionarie, polizze assicurative e altri investimenti di natura finanziaria, riconducibili agli indagati.

Le aziende trevigiane interessate dall'indagine hanno sede a Loria, Preganziol, Ponzano Veneto: per tutte ora scatteranno gli accertamenti da parte delle fiamme gialle della Compagnia di Treviso.

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