Monte Cesen, rubati i campanacci delle mucche in alpeggio

Furti in serie nelle malghe della zona: nell'ultimo blitz il ladro è fuggito con un campanaccio da 150 euro. Gli episodi sono stati segnalati ai carabinieri di Valdobbiadene

Mucche in alpeggio (Foto generica)

Ladri in azione nell'alpeggio di malga Fossazza, sul monte Cesen al confine nord-ovest della provincia di Treviso. Il bottino del furto è il campanaccio di una mucca del valore di 150 euro. Quello avvenuto nei giorni scorsi è solo l'ultimo di una lunga serie di furti simili avvenuti dopo l'inizio della stagione dell'alpeggio iniziata da poche settimane. Visto il ripetersi dei furti, gli allevatori della zona hanno sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri di Valdobbiadene. Ci sarebbero già dei primi sospetti sull'identità del colpevole ma, per il momento, restano tutte ipotesi in attesa di conferme. I campanacci, oltre a essere molto utili per rintracciare le mucche in alpeggio, hanno spesso un grande valore economico e soprattutto affettivo per gli allevatori delle malghe. L'autore del furto è accusato di reato contro il patrimonio privato. Il consorzio di valorizzazione montana Monte Cesen ha lanciato un appello nelle scorse ore affinché il responsabile riconsegni di sua iniziativa i campanacci rubati in modo da poter ritirare la denuncia.

«Anche quest’anno è iniziata la stagione di alpeggio sulle malghe del Monte Cesen -spiega Floriano Curto- tradizione che si ripete annualmente con il trasferimento delle mandrie in montagna per usufruire dei pascoli e per la produzione dei prodotti tipici della caseificazione, formaggi, burro e ricotta, molto ricercati dagli   appassionati consumatori. I malghesi quest’anno hanno dovuto adeguare la loro attività alle normative imposte per la sicurezza della situazione creatasi con l’emergenza del Covid-19. Ad ogni stagione si ripresentano i problemi creati dalla presenza dei predatori che rendono sempre più difficile la conduzione delle malghe e le condizioni di sicurezza degli animali. E’ appena iniziata la stagione e già si notano i segni dei passaggi i cinghiali che devastano i pascoli rivoltando il cotico erboso che poi favorisce nel tempo lo sviluppo di specie infestanti. Inoltre resta sempre alta l’attenzione per la presenza del lupo e per le sue possibili aggressioni agli animali e che stanno diventando il terrore dei malghesi specialmente nelle aree dove la presenza crea danni notevoli per gli attacchi agli animali di ogni specie, ovini, caprini, asini e bovini. Ma oltre a questi ormai conosciuti e noti problemi negli anni si lamenta il disgustoso fenomeno come il furto di campanacci che vengono messi al collo degli animali per la stagione monticatoria».

«Visto il ripetersi dei casi -continua Floriano Curto- l’ultimo verificatosi nei giorni scorsi con il furto di un campanaccio di notevole valore ad una mucca a Malga Fossazza, è stata presentata una denuncia presso il comando della stazione dei Carabinieri di Valdobbiadene verso ignoti, anche se ci sono indizi di sospetto sull’autore dei furti. I campanacci da sempre hanno una loro funzione ben precisa e non sono solo un vezzo. Hanno la funzione di individuare la presenza degli animali anche in condizioni climatiche difficili come la presenza della nebbia o quando si inoltrano nel bosco o in luoghi impervi. Inoltre sono anche un deterrente per la difesa dalle possibili aggressioni dei lupi».

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«I campanacci oltre ad avere un valore economico hanno anche un valore affettivo per i malghesi e talvolta legati a qualche premio di riconoscimento ottenuto a mostre o rassegne e rappresentano soprattutto l’orgoglio per ornare le vacche alle sfilate e nelle tradizionali e folcloristiche transumanze -chiude Floriano Curto- Ma i campanacci sono anche l’orgoglio degli animali stessi che sanno dare un suono a seconda del loro movimento e con la loro presenza e i loro suoni da sempre danno vita della montagna nel periodo estivo. Il gesto, oltre ad essere un reato al patrimonio privato, si può considerare un comportamento di vigliaccheria e meschinità come chi ruba le caramelle ai bambini. Per chiudere questa sgradita sventura si invita l’autore del reato a riconsegnare il maltolto, anche in forma anonima, prima di arrivare alle spiacevoli conseguenze di giustizia».

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