Scoperti i fondi neri di Galan e degli imprenditori veneti: sequestro da 12 milioni

Operazione della Guardia di Finanza, sei persone indagate. Gli imprenditori facevano trasferire fondi neri in Svizzera e poi ne rientravano in possesso e li reinvestivano: avevano comprato appartamenti a Dubai e immobili in Veneto e Sardegna

Giancarlo Galan

Maxi provvedimento di sequestro, del valore di 12.335.378 euro, profitto dei reati di riciclaggio internazionale e di esercizio abusivo dell’attività finanziaria commessi, a vario titolo, da 6 indagati tra cui Guido Penso, 77enne nato a Conegliano e residente a Padova (come altri tre indagati, i restanti due sono di origine svizzera). I soldi, secondo la Guardia di Finanza di Venezia, derivano in parte dal reinvestimento all’estero dei proventi della corruzione realizzata dall'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan nell’ambito della costruzione del Mose; in altra parte sono frutto del riciclaggio di fondi neri trasferiti all'estero da imprenditori veneti che avevano evaso il fisco nel tempo, fin dai primi anni 2000.

Il provvedimento è stato eseguitio dal Nucleo di polizia economico finanziaria, su disposizione del gip del tribunale di Venezia, all'esito delle indagini di polizia giudiziaria dirette dalla procura lagunare. Le indagini hanno accertato che tra il 2008 ed il 2015 due commercialisti padovani avevano garantito, tramite il loro studio professionale, l’intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana riconducibile a Galan; inoltre i professionisti avevano messo a disposizione conti correnti in Svizzera intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari svizzeri, le cui somme sono state successivamente trasferite su un conto corrente di una banca di Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista dello stesso studio padovano. 

Tramite una rogatoria in Svizzera è stato scoperto che il ricorso all’interposizione di società in paesi off-shore era stato utilizzato dai professionisti esteri su larga scala per permettere a diversi imprenditori veneti di riciclare somme proventi dell’evasione fiscale. In pratica c'erano grosse aziende venete che, dopo aver accumulato capitali in nero, li affidavano a professionisti svizzeri i quali facevano transitare illegalmente il denaro su conti esteri intestati a società olandesi, svizzere, romene, di Panama, Curacao e delle Bahamas. Una di queste società, tra l'altro, era stata aperta tramite lo studio Mossak & Fonseca, emerso nell’ambito dei “Panama Papers”. Nel corso della perquisizione in Svizzera i finanzieri hanno trovato una lista di nomi di società italiane che avevano adottato questo sistema.

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Successivamente le somme sono rientrate nella disponibilità degli imprenditori italiani che le hanno utilizzate per effettuare investimenti anche di natura immobiliare in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto. I sequestri sono in corso di esecuzione riguardano disponibilità finanziarie detenute presso banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna.

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