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Veduta aerea della regione del Podrinje. L’altopiano sopra Srebrenica. In primo piano alcuni borghi del villaggio di Osmače; in secondo piano quelli di Brežani. 12 marzo 2014. Fotografia di Zijah Gafić per Fondazione Benetton Studi Ricerche

Veduta aerea della regione del Podrinje. L’altopiano sopra Srebrenica. In primo piano alcuni borghi del villaggio di Osmače; in secondo piano quelli di Brežani. 12 marzo 2014. Fotografia di Zijah Gafić per Fondazione Benetton Studi Ricerche

Osmače e Brežani i vincitori del Premio Scarpa per il Giardino 2014

La giuria ha deciso di designati Osmače e Brežani, due villaggi della Bosnia Erzegovina, per la XXV edizione del concorso

TREVISO - Sarà dedicata a Osma?e e Bre?ani, due villaggi del Podrinje, regione della Bosnia orientale ai confini con la Serbia, la XXV edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino. A deciderlo, all'unanimità, la giuria della campagna di studio e di cura che, dal 1990, la Fondazione Benetton Studi e Ricerche rivolge a un luogo particolarmente denso di valori di natura, di memoria e di invenzione.

I VILLAGGI - Osma?e e Bre?ani sono due villaggi sull’altopiano sopra Srebrenica, territorio scavato dalle acque, ondulato come un gheriglio di noce, stretto dentro i profondi canaloni di una grande ansa della Drina, fiume cruciale della storia europea, confine e insieme legame di civilizzazioni che si sono confrontate nella geografia balcanica.

Si tratta di un luogo di fronte al quale è inevitabile interrogarsi sulla contraddizione tra la bellezza della natura e i segni onnipresenti di una guerra ancora leggibile, uno dei tanti angoli della Bosnia dai quali circa vent'anni fa è stata strappata la vita di una comunità, devastata la sua convivenza multiculturale di lunga durata, dispersi i sopravvissuti. Tra questi ultimi, un piccolo nucleo di famiglie cerca da qualche anno di trovare la strada del ritorno, la trama della memoria, nuove relazioni tra persone, spazi da abitare, terre da curare, case da ricostruire, condizione umana da conquistare.

Prima del 1991, Osma?e aveva 942 abitanti e Bre?ani 273. Nessuno vi ha più abitato dal 1993 al 2002. Oggi un centinaio di persone vive nei borghi di Osma?e e solo alcune famiglie vivono in quelli del contiguo villaggio di Bre?ani. I borghi sono costituiti da un numero variabile di case unifamiliari, separate l’una dall’altra, in una condizione senza centro che sorprende. A dare fondamenta al microcosmo multiculturale solo edifici religiosi, piccoli cimiteri, tempietti con la lista dei caduti, il crocevia con la fontana, punto di incontro per le persone che passano e per gli animali che pascolano. E, soprattutto, la scuola, con il suo valore simbolico, che prima accoglieva più di 500 alunni provenienti da vari villaggi circostanti e che oggi è in rovina.

IL RITORNO - I piccoli passi del ritorno hanno trovato nel loro itinerario di solidarietà nate negli anni, come quella della psichiatra Irfanka Pašagi?, Premio Alexander Langer 2005 e promotrice e direttrice a Tuzla dell’associazione Tuzlanska Amica per la cura di donne e bambini dei territori sottoposti a “pulizia etnica”.

Nel 2005, anche grazie a queste vicinanze fattive, alcuni giovani di diversa etnia­, nazio­nalità e di diverse tradizioni religiose, bambini nel 1995, hanno csotruito insieme il gruppo “Adopt Srebrenica”, per fare memoria e ragionare sul futuro. Negli anni successivi una decina di famiglie hanno compiuto il passo decisivo, ritornando nei vil­laggi dell’altopiano per rimettere mano e curare la terra dei padri e delle madri.

Nel 2010 è statao avviato a Osma?e l’esperimento del grano saraceno, nato dallo scambio di conoscenze e di pratiche con tecnici di vari paesi, in primis l’Italia. Le collaborazioni si sono allargate, dalla Fondazione Alexander Langer al Centro Pace del Comune di Venezia e all’Archivio Storico di Bolzano, dagli Agronomi senza Frontiere di Padova alla Cooperativa agricola El Tamiso, dall’Associazione di Cooperazione e Solidarietà Italia alla Tavola Valdese.

IL PREMIO - Il Premio Carlo Scarpa si inserisce in questo quadro di iniziative, con un tentativo di capire più da vicino, e con l’impegno di far conoscere un po’ meglio, le ragioni profonde che legano singoli individui o comunità al luogo abitato dalle loro memorie e dai loro propositi, ragioni e legami talmente forti da permettere di affrontare un abisso che appare invalicabile. Il dialogo con i protagonisti aiuta a individuare i modi più adatti e gli attrezzi più utili per affrontare la cura degli ambienti fisici e dei quadri di vita in un’area segnata da un trauma recente, l’ultimo e il più pesante degli strati accumulati nella lunga durata della storia e nella larga geografia euro­mediterranea.

A due dei protagonisti, Muhamed Avdi? e Velibor Ranki?, la giuria ha affidato il sigillo di Carlo Scarpa, per esprimere un sentimento di affettuosa vicinanza e di incoraggiamento, di fronte alle difficoltà e alle speranze delle loro fatiche, e per ringraziarli della lezione di vita, attualissima e universale, che viene dalla loro meravigliosa resistenza sull’altopiano.

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