Guai con la giustizia nel passato dell'imprenditrice finita nel mirino

Gabriella Brugnera era l'obiettivo di una delle bombe carta lanciate lunedì pomeriggio nella zona industriale di Godega di Sant'Urbano. Nel suo passato una maxi truffa da 5 milioni di euro ai danni dell'imprenditore Remo Perin

Gabriella Brugnera, foto da Tribuna.it

Gabriella Brugnera non è una imprenditrice qualsiasi. Nel suo passato infatti pesa il patteggiamento a due anni di reclusione per la maxi truffa, scoperta nel 2013, che la donna aveva perpetrato ai danni delle ditte per le quali teneva la contabilità: a denunciarla era stato l'imprenditore Remo Perin, titolare delle società Art Serf, LaMec, Oxim e Edim, a cui la Brugnera ha sottratto negli anni oltre 5 milioni di euro. Per quella vicenda arrivano condanne in sede penale anche per i due figli della Brugnera, Andrea e Federico De Carlo, rispettivamente di 31 e 34 anni, entrambi condannati a due anni di reclusione e al pagamento di una multa di 600 euro. La giustizia manda il conto pure anche al fratello Quirino, condannato a un anno e sei mesi di reclusione, mentre la sorella Pierina viene assolta assieme ad Andrea Raccanelli, 58 anni di Vittorio Veneto, attuale compagno di Gabriella Brugnera e intestatario della macchina contro cui è stata lanciata una delle due bombe carta.

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La donna dopo la condanna e i pignoramenti decisi in sede civile si spoglia di ogni patrimonio ma apre, insieme ad uno dei figli, una azienda di commercializzazione di macchinette per caffé la cui sede è stata portata da poco nella zona industriale di Godega. Ma con quali capitali viene fatta partire la nuova attività? E' proprio nel giro dei rapporti "di affari" della Brugnera che ora gli investigatori vogliono fare chiarezza per arrivare ai responsabili dell'attentato intimidatorio andato in scena ieri.

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