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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca Gorgo al Monticano

Corto circuito burocratico, Daniele Pelliciardi contro l'Agenzia delle Entrate

L'uomo è il figlio di Guido Pelliciardi e Lucia Comin, i coniugi che lavoravano come custodi nella villa della famiglia Durante e che vennero trucidati il 21 agosto del 2007 a Gorgo al Monticano. Un errore del Ministero dell'Economia lo costringerebbe a pagare l'imposta di registro della sentenza civile con la quale ha ottenuto una parte del risarcimento

Una vicenda che appare inventata, se non fossimo in Italia: costretto da un  errore della burocrazia a pagare le spese per la registrazione della sentenza civile con la quale ha ottenuto solo una parte del risarcimento per l'efferato omicidio dei genitori.

Il protagonista è Daniele Pelliciardi, figlio di Guido Pelliciardi, 67 anni e Lucia Comin, i coniugi che lavoravano come custodi nella villa della famiglia Durante e che vennero trucidati il 21 agosto del 2007 a Gorgo al Monticano quando tre persone (forse quattro), tutti tossicodipendenti, fecero irruzione sapendo che i proprietari dell'abitazione erano in vacanza. A oltre 15 anni dai questi fatti Pellicciardi si è visto recapitare non una ma ben due cartelle esattoriali (la seconda con tanto di mora e interessi) per il pagamento dell'imposta di registro della sentenza nella causa civile - vinta - con cui il legale dell'uomo, l'avvocato Alessandro Romoli, chiedeva il pignoramento presso terzi e la consegna di 111 mila euro, importo che lo Stato italiano doveva, a titolo di compensazione per una ingiusta carcerazione, a Naim Stafa, uno degli esecutori materiali e mente del massacro. A essere tenuto al pagamento dovrebbe essere il Ministero dell'Economia e delle Finanze che, essendo stato citato da Pellicciardi e risultando soccombente, avrebbe dovuto accollarsi il versamento dei 1.593 euro, diventati nel frattempo 1.639, con quella che si chiama una prenotazione a debito: praticamente il ministero avrebbe dovuto pagare sé stesso e la formula avrebbe consentito l'assolvimento dell'imposta. Ma al contrario nessuno ha fatto la "prenotazione" e le spese sono ricaduto sul figlio dei martiri di Gorgo.

Nei primi anni 2000 Naim Stafa, condannato in via definitiva all'ergastolo (l'altro omicida, Arthur Lleshi è morto suicida in carcere mentre il terzo, il romeno George Alin Bogdaneanu, che al tempo aveva 20 anni, ha goduto della libertà anticipata nel 2016 per il suo "ineccepibile" comportamento come detenuto) prima del duplice delitto di Gorgo era stato sottoposto a carcerazione preventiva con l'accusa di stupro e sequestro di persona. Ma l'albanese aveva preso "in prestito" l'identità di un altro connazionale, che era il vero colpevole. Nel corso delle indagini Stafa venne prosciolto e gli venne riconosciuta, come risarcimento per l'ingiusta carcerazione, un somma pari a circa 100 mila euro. L'avvocato di Daniele Pelliciardi riuscì a bloccare l'erogazione di quella cifra nel corso del processo per l'omicidio di Guido e Lucia, facendo un pignoramento presso terzi, cioè il Mef. Poi, nel 2014, quando la Cassazione rese definitiva la sentenza, andò all'incasso. Ma il ministero dell'Economia nicchiò, praticamente non riconoscendo il debito che, effettivamente, aveva nei confronti di Stafa e il cui importo sarebbe dovuto servire a ripagare almeno parte dei danni materiali e morali sofferti da Daniele, stimati in oltre un milione di euro. E si arrivò alla causa, conclusasi nel 2016, con la vittoria di Pacciardi, che prese il denaro e pagò tra l'altro le spese per avvocati e consulenti di parte.

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