Imprenditore taglieggiato e armi alla mala veneta, quattro in cella

In carcere due padovani ed un albanese: taglieggiavano un 41enne della Castellana, costretto a nascondersi per sfuggire ai suoi aguzzini. In manette anche un 42enne di San Zenone, proprietario di un'armeria che riforniva i malviventi

La conferenza stampa che si è tenuta a Treviso

Un complesso intreccio tra armi "facili", quelle che un gruppo di criminali otteneva facilmente dal proprietario di un'armeria di San Zenone degli Ezzelini, e taglieggiamenti, come quelli subiti da un imprenditore edile della Castellana, un 41enne costretto dai suoi aguzzini ad abbandonare la casa in cui viveva con la sua compagna e a nascondersi. Era talmente terrorizzato che non ha mai denunciato ai carabinieri quanto era stato costretto a subire nel corso degli ultimi anni: la sua vicenda, molto delicata, è emersa nel corso di una lunga e difficile indagine coordinata dal pubblico ministero della Procura di Treviso, Gabriella Cama, e portata avanti dagli investigatori del nucleo investigativo di Treviso, comandati dal colonnello Giovanni Mura. Nella prima mattinata di oggi, 28 novembre, sono stati arrestati su ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmate dal gip Angelo Mascolo, quattro persone che devono rispondere a vario titolo di estorsione, traffico e detenzione abusiva di armi e munizioni.

Il provvedimento ha colpito: un cittadino albanese, Ervis Rachipi, 39enne, residente a Padova e già in cella nel capoluogo patavino per reati legati ad armi e droga, un pregiudicato 55enne di Padova, Piergiorgio Canova, un 70enne, Nicola Giglio, di Padova ma di origini casertane e infine Denis Pellizzari, 42 anni, proprietario di un poligono-armeria a San Zenone degli Ezzelini, lo "Sportgun", che già in passato aveva avuto dei problemi con la legge (nel febbraio 2011 venne arrestato nell'ambito di un'indagine della Questura di Treviso per traffico d'armi e gli vennero sequestrate oltre 200 armi di vario tipo che non erano state registrate, e poi patteggiò un anno di reclusione), fattore per cui, almeno sulla carta, non era più il titolare di questa attività. Nel registro degli indagati figurano altre quattro persone, tre residenti nel padovano e una nel veneziano, le cui abitazioni sono state perquisite nel corso delle ultime ore.

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I ruoli degli arrestati nell'indagine erano ben definiti. Il 55enne taglieggiava l'imprenditore, con l'aiuto del 70enne, ed era legato all'armiere trevigiano, da cui si faceva consegnare armi che venivano poi messe a disposizione della malavita veneta per mettere a segno omicidi, rapine ed estorsioni. Il cittadino albanese aveva un importante ruolo proprio nel traffico di queste armi, il cui rinvenimento è stato il punto di partenza dell'indagine dei carabinieri.

L'inchiesta, avviata dal 2015, ha avuto una svolta fondamentale il 9 gennaio 2018 quando, nel centro storico di Venezia, si compì un omicidio che costò la vita ad un 47enne giudecchino, Ivano Gritti. A sparargli un colpo di pistola era stato Ciro Esposito, 50enne di Chioggia ma di origini campane. L'arma usata per il delitto, dalla matricola abrasa, venne analizzata dal Ris di Parma che accertò che questa proveniva dall'armeria di San Zenone degli Ezzelini. Un'altra arma, proveniente sempre dall'armeria, venne sequestrata nel marzo scorso a Padova a due pregiudicati. I carabinieri di Onè di Fonte, controllando l'armeria, hanno accertato che ben 18 armi (13 pistole e cinque fucili) mancavano all'appello: erano presenti nei registri, comprendenti 120 armi, ma erano state cedute in maniera illecita.

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L'armeria trevigiana, secondo gli investigatori, era uno dei principali fornitori di pistole e fucili alla malavita veneziana e padovana e lo stesso Pellizzari avrebbe intrattenuto rapporti con membri di spicco della ex mala del Brenta. Tra le vicende che hanno visto protagonisti i coinvolti in questa vicenda c'è quella che ha riguardato l'imprenditore edile trevigiano che veniva taglieggiato dal 55enne padovano e dal suo anziano complice: dopo gravi intimidazioni e minacce (frasi come "ti taglio in due come i maiali") l'uomo era stato costretto a consegnare circa 30mila euro e a chiudere l'attività, sparendo nel nulla. Gli stessi investigatori hanno avuto grandi difficoltà nel rintracciarlo: si era rifugiato da tempo a casa di un amico fidato.

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