Treviso fa il pieno di cultura: ecco il Bailo e la mostra su Escher

Dopo l'apertura della mostra su "El Greco" a Ca' dei Carraresi, giovedì è stato uno dei momenti più attesi dai trevigiani da 12 anni a questa parte

La nuova facciata del Museo Bailo

TREVISO 

Un pieno di cultura per la città di Treviso, per il centro storico e per i turisti. Questo il risultato ottenuto dall'attuale Amministrazione Comunale che ha preso in mano il lavoro svolto negli anni passati dall'ex Giunta, con in primis il consigliere Zanini, per riportare alla luce per tutti i trevigiani il Museo Bailo ormai chiuso da ben dodici anni e contestualmente aprire due mostre di fondamentale importanza nazionale come "El Greco" a Ca' dei Carraresi, inaugurata la scorsa settimana, e la mostra sul noto pittore olandese M.C. Escher. Un momento atteso da talmente tanti anni che giovedì sera, poco dopo le 18 e nonostante un po' di pioggia, sono state centinaia e centinaia le persone che hanno partecipato in Borgo Cavour all'apertura pubblica del Bailo, un evento che ha richiamato in città anche il Ministro Franceschini del PD. A presentare la serata il Sindaco Manildo, l'Assessore Franchin e Iole Siena di Arthemisia Group.

IL MUSEO BAILO

Rinasce il Museo Bailo - si potrebbe dire - per la straordinaria personalità e forza identitaria acquistata: grande galleria del Novecento,  gioiello architettonico connotante il contesto urbano nel quartiere storico di Borgo Cavour e scrigno di una collezione d’arte di indubbio valore, soprattutto per l’eccezionale raccolta di Arturo Martini, la più cospicua tra quelle oggi esistenti, ora pienamente valorizzata. Non una semplice ristrutturazione, ma un museo nuovo in una fabbrica antica – ex convento degli Scalzi fino al 1866 - polo fondamentale, insieme al complesso di Santa Caterina,  del sistema museale cittadino voluto dall’Amministrazione Comunale.  L’intervento - con un costo complessivo per i lavori di consolidamento, ristrutturazione e allestimento di 4.600.000 di euro  - ha riguardato in realtà solo una parte dei corpi di fabbrica disponibili, ma è stato concepito - in attesa di nuovi finanziamenti -  in modo che questo primo lotto (circa 1600 mq) sia autonomo e dotato di tutti i servizi funzionali di un museo moderno, accessibile e di grande suggestione.

Filo conduttore del progetto espositivo è rappresentato dalla collezione civica di Arturo Martini (1889-1947), riconosciuto come uno dei più grandi scultori italiani del Novecento, il “maggior creatore di immagini plastiche del secolo”.  Sono quasi 140 le opere dell’artista qui esposte: terracotte, gessi, sculture in pietra, bronzi, opere grafiche e ceramiche, tra cui il gesso originale della “Fanciulla piena d’amore”,  le Allegorie del Mare e della Terra” in cementoil famosissimo bronzo della “Pisanao l’esemplare unico e stupefacente della terracottaVenere dei porti. Il percorso museale procede in senso cronologico, fra il primo piano e il pianterreno, offrendo l’opportunità d’inediti confronti e relazioni: dai prodromi dell’esperienza martiniana rintracciabili nel verismo di alcuni artisti veneti della seconda metà dell'800, in particolare Luigi Serena e Giovanni Apollonio,  ai compagni di viaggio nella sperimentazione e nell’interpretazione delle avanguardie come Gino Rossi - di cui il Museo espone anche l’importante “Fanciulla del fioreconcessa in deposito a lungo termine da Antonio Lovisatti - fino agli eredi ed epigoni di Martini nella difficile stagione fra le due guerre mondiali, da Carlo Conte a Giovanni Barbisan.

Studiato da Maria E. Gerhardinger, Emilio Lippi, Eugenio Manzato, Marta Mazza e Nico Stringa, l’indirizzo museologico - che prevede l’esposizione di oltre 300 opere delle ricche collezioni civiche - ha trovato piena corrispondenza nel progetto architettonico e di allestimento vincitore della selezione, proposto dallo Studiomas di Padova, con il team di architetti e museografi Marco Rapposelli, Piero Puggina e Heinz Tesar. Trasparenza, apertura verso l’esterno a rendere evidente il legame tra museo e città, dialogo tra i vuoti delle arcate dei chiostri e i pieni della scultura martiniana, mantenimento e valorizzazione delle strutture antiche e introduzione di nuovi elementi fortemente connotanti, a ridisegnare l’edificio in sostituzione delle ricostruzioni anni Cinquanta:  sono le parole chiave di questo nuovo, bellissimo museo.

LA MOSTRA DI ESCHER

Tra mondi reali e mondi riflessi, fra sogno e geometria, invenzione e percezione visiva, fantasia e rigore, con circa 140 opere - Mano con sfera riflettente (1935), Atro mondo II (1947), Vincolo d’unione (1956), Convesso e Concavo (1955) – si è inaugurato a Treviso, presso il Complesso monumentale di Santa Caterina, una grande mostra antologica interamente dedicata all’artista, incisore e grafico olandese, che ne contestualizza il linguaggio artistico e racconta l’annodarsi di universi culturali apparentemente inconciliabili i quali, grazie alla sua arte e alla sua spinta creativa, si armonizzano, invece, in una dimensione visiva decisamente unica. Promossa dal Comune di Treviso, curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea e prodotta da Arthemisia Group in collaborazione con la M.C. Escher Foundation, la mostra Escher aprirà al Complesso Monumentale di Santa Caterina il 31 ottobre 2015 e chiuderà il 3 aprile 2016. Una grande esposizione che vede come sponsor Generali Italia e consigliata da Sky Arte HD.

Escher è un grande artista sostenuto da un consenso popolare unanime e trasversale. Ogni mostra che gli è stata dedicata, si è rivelata un successo e sono ormai note le immagini delle lunghe code di attesa a Roma e a Bologna, tappe precedenti della mostra, che hanno realizzato rispettivamente 240.000 e 175.000 visitatori. All’interno del Complesso Monumentale, che ospita anche i Musei Civici con opere straordinarie di Lotto e Tiziano, è stato ricavato un percorso per le mostre temporanee che s’integra con l’esposizione museale permanente. I visitatori di Escher potranno quindi conoscere anche il patrimonio culturale della Città di Treviso e visitare la bellissima struttura di Santa Caterina. A Treviso, la mostra sarà accompagnata da un inedito e ricco programma collaterale di approfondimento con incontri, conferenze e concerti che si svolgeranno nell’Auditorium annesse: tra i relatori, il primo sarà Vittorio Sgarbi con una conferenza che si terrà il 31 ottobre e, a seguire nei mesi successivi, Piergiorgio Odifreddi e molti altri a raccontare la fantasia sbrigliata di questo grande artista. L’itinerario dell’esposizione, che tiene puntualmente conto delle esperienze formative, artistiche e intellettuali del grande artista olandese – partendo dalle opere degli anni Venti del ‘900 di Jessurun de Mesquita, sua fonte d’ispirazione, e arrivando ai disegni e alle incisioni del lungo periodo in cui Escher visse in Italia, fino ai grandi capolavori come Altro mondo II o Mani che disegnano – è scandito da sei sezioni:

- La formazione: Escher, l’Italia e l’ispirazione Art Noveau
- Superfici riflettenti e metamorfiche
- Dall’Alhambra alle tassellature
- Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio
- Economia escheriana
- Eschermania


In mostra, si possono così ammirare le prime opere a carattere geometrico - di cui alcune nate con intento quasi didattico di spiegare i metodi di tassellazione e la derivazione dai mosaici dell’Alhambra – come pure i capolavori ormai noti a tutti gli appassionati, ma assai rari a vedersi in originale. La ricca esposizione dedicata all’incisore olandese mette in mostra circa 140 tra le sue opere più note, come Mano con sfera riflettente (1935), Metamorfosi II (1939-40) e Convesso e Concavo (1955). Non solo, però: la retrospettiva su Escher pone l’accento su aspetti mai affrontati prima d’ora, dal rapporto con Piranesi e il confronto con la dimensione concettuale di Luca Patella. Un percorso espositivo dalla forte carica didattica che seduce e incanta con disegni e litografie che con il passare del tempo sono entrate nell’immaginario quotidiano e collettivo e che hanno visto gli impieghi più disparati dalle copertine di famosi long playing (33 giri), alle scatole da regalo, ai francobolli, fino ai biglietti dʼauguri e alle piastrelle. Escher è ovunque: è Eschermania.

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