Cronaca Via Ex Bombardieri

Ponte della Priula, tragedia sul lavoro: operaio muore a 23 anni

Mercoledì 21 luglio, poco dopo le ore 13, Aziz Diop ha perso la vita nei pressi delle Fornaci Grigolin, in Via Bombardieri. Sul posto l'elisoccorso del Suem 118, i carabinieri di Conegliano, polizia e Spisal

Fornaci Grigolin

Nuovo, drammatico, incidente sul lavoro in provincia di Treviso: mercoledì 21 luglio poco dopo le ore 13 Aziz Diop, un operaio senegalese di 23 anni, ha perso la vita mentre stava lavorando alle Fornaci Grigolin, in via ex Bombardieri a Ponte della Priula.

Da una prima ricostruzione dell'accaduto sembra che il giovane, nato in Senegal ma residente nella Marca con regolare permesso di soggiorno, sia caduto da un'altezza di circa venti metri, mentre stava pulendo su delle scale un silos della ditta. Sul posto si sono subito precipitati i sanitari del Suem 118 con ambulanza ed elisoccorso, allertati dai colleghi del giovane operaio, morto sul colpo. Insieme ai soccorritori anche i carabinieri di Conegliano e i tecnici dello Spisal. Inutili i numerosi tentativi per rianimarlo. Spetterà ora agli inquirenti accertare se il giovane abbia perso la vita per un malore o se l'incidente sia legato ad altri fattori. Il padre di Aziz Diop, dipendente della Grigolin insieme al figlio, è subito accorso sul luogo dell'incidente. Il figlio lavorava come operaio nell'azienda di Ponte della Priula ormai da due anni. Sconvolti i vertici aziendali che hanno espresso vicinanza ai familiari del ragazzo. Giovedì 22 luglio, alle ore 8 di mattina, davanti all'azienda di Susegana, il sindacato Fillea Cgil ha indetto un presidio di protesta per esprimere alla famiglia e ai colleghi del 23enne senegalese vicinanza e cordoglio. Seguirà l’incontro con i vertici dell’azienda dove è avvenuto l’incidente costato la vita al giovane operaio 23enne.

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I commenti

La tragedia ha subito sollevato numerosi commenti da parte della politica e dei sindacati. «Quando potremo mettere la parola fine a questo scempio, a questo modo di considerare la vita umana come un accessorio al ‘dio profitto? Si chiede il segretario generale della Cisl Belluno Treviso, Massimiliano Paglini. Siamo stufi di dover tollerare la leggerezza con cui si tratta il tema della sicurezza sul lavoro, è palese che si sta allentando il presidio e l’attenzione sul sistema di prevenzione territoriale e nelle aziende a maggior ragione con una ripresa alle porte e con la voglia di recuperare il ‘tempo perso’ per il blocco durante la pandemia. Per questo - conclude Paglini - bisogna investire sui sistemi di controllo, potenziando gli organici dello Spisal, vanno raddoppiati e forse non sarebbe ancora sufficiente, va fatta la formazione a partire dalle Elementari. Per creare cultura della responsabilità servono anni e non abbiamo più tempo se le persone continuano a morire».

Marco Potente, segretario generale Filca Cisl Belluno Treviso rimarca: «Ancora una morte, ancora un ragazzo a cui spezziamo il futuro, vogliamo gisutizia per lui come per tutti coloro i quali hanno perso la vita o sono rimasti menomati a causa del lavoro. Si devono accertare le responsabilità e perseguire chi ha sbagliato. Gli strumenti ci sono, vanno rispettati e applicati i contratti collettivi del settore di riferimento firmati da Cigl Cisl e Uil e soprattutto vanno moltiplicati i controlli».

Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, aggiunge: «Non può e non deve esserci ripartenza senza sicurezza. La mobilitazione dei sindacati è sacrosanta: 35 vittime in cinque mesi, oltre 27mila denunce di infortunio sono numeri che fanno rabbrividire. Non è pensabile tornare tale e quale alla situazione pre-pandemica. Occorre investire in formazione e prevenzione, oltre a sanzionare con maggior durezza chi non rispetta le regole. Da tempo come opposizione in Consiglio regionale denunciamo, anche con interrogazioni, la necessità di intervenire in primis sugli organici degli Spisal. La preoccupazione per la salute dei lavoratori non può esaurirsi nel proporre il ‘green pass’ per l’ingresso nelle aziende, come ipotizzato da alcune organizzazioni datoriali; sono quelle stesse persone che hanno mandato avanti il Paese durante il lockdown, rispettando i protocolli e scioperando per chiedere maggior sicurezza».

Giovanni Zorzi, segretario del Partito Democratico di Treviso, aggiunge: «Dopo la tragedia di Montebelluna dello scorso aprile, siamo a commentare la drammatica morte di un altro giovane lavoratore. È evidente che in provincia di Treviso c’è un grave problema di insicurezza nei luoghi di lavoro. Questo deve essere un fronte di intervento prioritario, dobbiamo spezzare questa inaccettabile catena di lutti. Servono azioni immediate per contrastare questo fenomeno. Si cominci dando subito seguito agli impegni promessi dalla direzione generale dell’Ulss provinciale con un aumento significativo dei tecnici Spisal. Cogliamo l’occasione delle risorse straordinarie dall’Europa con il Pnrr per promuovere una maggiore cultura della legalità e della sicurezza in questa provincia, vincolando l’accesso di questi fondi, come propongono i sindacati, solo a quelle imprese che danno garanzia di rispettare salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e regolarità contrattuale. Più controlli nei luoghi di lavoro da parte delle autorità competenti, più attenzione da parte delle imprese: per noi sicurezza e dignità nel lavoro sono condizioni che non si possono negoziare, neanche di fronte alla necessità di recuperare tutto il terreno perso con la pandemia».

Roberto Toigo, segretario generale di Uil Veneto e Pietro De Angelis, segretario regionale della Feneal Uil (la categoria degli edili) non nascondono lo sgomento per la tragedia di Susegana: «Contare la 36esima vittima di un incidente sul lavoro dall’inizio del 2021, all’indomani della manifestazione unitaria che abbiamo tenuto a Vicenza proprio su questo tema, fa ancora più rabbia. Lo abbiamo detto ieri in piazza, lo ribadiamo oggi: la sicurezza non è un costo, lo è la morte di una persona: è un costo umano, sociale, individuale e collettivo. Deve cambiare l’approccio, bisogna capire che la sicurezza è un investimento. I sindacati, attraverso i propri delegati, con gli Rls e gli Rlst, fanno questo investimento quotidianamente. Lo devono fare anche le aziende, le associazioni datoriali. E le istituzioni devono fornire gli strumenti perché la sicurezza diventi un valore culturale. L’incidente di oggi - concludono i sindacalisti Uil - è la tragica dimostrazione che non c’è più tempo da perdere, bisogna passare dalle parole ai fatti».

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