Intossicate dopo il pranzo di pesce al ristorante: la Procura apre un fascicolo

Due bancarie del veneziano si sono rivolte ad uno studio professionale per chiedere i danni ad un ristorante di Mogliano Veneto, presentando denuncia

E’ costato caro a due bancarie residenti in un comune del miranese, nel veneziano, un pranzo a base di pesce in un ristorante di Mogliano Veneto, e non tanto per il conto di 85,50 euro per sette persone. Le due colleghe si sono affidate a Studio3A che ha comunicato che entrambe hanno rimediato una «seria intossicazione alimentare chiaramente causata dal cibo consumato: avevano ordinato una tagliata di tonno, non soffrono di intolleranze e, soprattutto, tutte e due hanno accusato in contemporanea gli stessi sintomi e al pronto soccorso è stata loro diagnosticata un’identica reazione istaminergica. Nonostante ciò, però, il locale pare non avere alcuna intenzione di assumersi le proprie responsabilità, tanto che sono state anche presentate due querele “gemelle” presso i carabinieri del loro comune e la Procura di Treviso ha aperto un procedimento penale».

L’episodio risalirebbe al 13 dicembre scorso, un venerdì. Le due malcapitate, di 43 e 30 anni, impiegate in un istituto bancario di Venezia, durante la pausa pranzo avevano raggiunto il ristorante in questione per mangiare insieme ad altri cinque colleghi che erano clienti abituali e che quindi avevano già ricevuto via mail il menù del giorno e perciò le ordinazioni erano già state tutte effettuate in anticipo. Le due veneziane, come detto - gli altri hanno scelto piatti diversi, e infatti non hanno avuto problemi - hanno quindi ordinato una tagliata di tonno, verdure cotte miste e della semplice acqua, ma già mentre stavano consumando il pesce avrebbero sentito entrambe come pizzicare in bocca e in un primo momento pensavano si trattasse di condimento a base di peperoncino.

«Ma fin dal rientro in ufficio le due bancarie, che lavorano in piani diversi e che quindi all’inizio non sapevano l’una dei problemi dell’altra, hanno proprio iniziato a stare male: vampate di calore, emicrania fortissima, tachicardia. I colleghi hanno notato subito che qualcosa non andava, anche perché entrambe avevano il viso vistosamente paonazzo, e c’è voluto poco per scoprire che tutte e due presentavano gli stessi sintomi - dichiara lo Studio 3A - Sono state quindi accompagnate al pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo di Mestre dove, dopo le visite e gli esami del caso, sono state ambedue giudicate affette da una “reazione istaminergica sgombroide” ed è stata prescritta loro una terapia farmacologica a base di cortisonici e antistaminici, hanno passato un weekend d’inferno e ci sono voluti giorni per riprendersi completamente».

Le due donne hanno quindi deciso di rivolgersi a Studio3A-Valore S.p.A. attraverso la responsabile dei consulenti per i sinistri gravi, Daniela Vivian, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nelle tutela dei diritti dei cittadini, per essere risarcite dal ristorante delle spese mediche sostenute e delle sofferenze e disagi patiti «essendovi ben pochi dubbi sull’origine della intossicazione. Gli stessi sanitari, infatti, hanno riferito loro che questo genere di manifestazione allergica è una tipica conseguenza di uno scorretto trattamento del tonno nelle fasi di cottura e conservazione». Studio3A ha quindi subito chiesto i danni al locale per le sue due assistite, ma una delle due domande non sarebbe mai stata riscontrata mentre sull’altra sarebbe stata fornita solo una risposta generica di presa in carico e di “allertamento” della propria compagnia assicurativa, che tuttavia non ha più avuto alcun seguito, e nonostante i solleciti non sarebbero state ancora fornite le coperture assicurative.

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Trattandosi tuttavia di una questione anche di salute e sanità pubblica, le due danneggiate e Studio3A hanno ritenuto opportuno presentare anche una denuncia-querela chiedendo all’autorità giudiziaria di procedere anche penalmente nei confronti dei gestori del ristorante in quanto ritenuti responsabili della intossicazione alimentare e la Procura di Treviso, competente per territorio, ha infine aperto un fascicolo.

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