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Investito sul cavalcavia di San Giuseppe: Federica Dametto vuole patteggiare

Dopo aver risarcito la moglie e il fratello di Enrico Scarabello (che hanno revocato la costituzione di parte civile), la 38enne tenta ancora una volta la via dello sconto di pena

TREVISO Al via il processo a carico di Federica Dametto, la barista 38enne di Casier accusata di aver investito e ucciso giovedì 3 settembre 2015, lungo il cavalcavia di San Giuseppe, Enrico Scarabello, suo coetaneo residente a Carbonera. Dopo aver risarcito la moglie e il fratello della vittima con una somma ritenuta congrua dai rispettivi legali, gli avvocati Massimo Benozzati e Gabriele Traina, tanto che la costituzione di parte civile è stata revocata, Federica Dametto ha già preannunciato al giudice tramite il suo legale, l'avvocato Fabio Capraro, che ripresenterà una richiesta di patteggiamento della pena. Tentativo che aveva già effettuato nel corso dell'udienza preliminare, per una pena finale di tre anni di reclusione, e che era stato giudicato non congruo rispetto alla gravità dei fatti contestati.

La donna è infatti chiamata a rispondere dei reati di omicidio colposo, omissione di soccorso, guida in stato d'ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti: se giudicata colpevole di tutti i capi d'imputazione, a dibattimento rischia una condanna superiore ai sette anni di reclusione. Il processo si preannuncia però lungo: la difesa ha già annunciato che si tratterà di un procedimento penale in cui le perizie tecniche saranno il centro della discussione.

Da una parte ci sarà la Procura di Treviso che esclude un ipotetico concorso di colpa dovuto al fatto che Enrico Scarabello e la moglie Elisa Zanardo stessero camminando lungo il cavalcavia in un punto in cui non avrebbero potuto. Esclusi inoltre fattori esterni che possano aver contribuito a rendere la coppia “invisibile”: l'illuminazione era infatti buona, il manto stradale asciutto e la visibilità perfetta per il tratto di strada.

Tesi che l'avvocato Capraro cercherà di minare di fronte al giudice, chiedendo che venga nuovamente accertata ogni fase della dinamica del sinistro smontando i risultati a cui è giunto il geometra trevigiano Paolo Coral, esperto in infortunistica stradale e incaricato al tempo dagli inquirenti di svolgere una perizia tecnico-dinamica per capire come si fossero svolti i fatti.

Di certo c'è che la barista, dopo aver investito e ucciso il 37enne di Carbonera, era stata trovata con un tasso alcolemico di 3,1 g/l. I test tossicologici successivi avevano poi stabilito che guidava anche sotto l'effetto di metadone e di EDDP (una sostanza sintetica derivata proprio dal metadone). Dopo essersi fermata, la Dametto era risalita sulla sua Rover bianca venendo ritrovata al volante nella vicina via Cattaneo, dove aveva perso conoscenza.  

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