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Cronaca Conegliano

Agli arresti domiciliari l'automobilista che ha causato la morte di Sara e Jessica

La decisione choc del giudice del tribunale di Pordenone. La rabbia del papà di Jessica e del compagno di Sara. L'imprenditore 61enne Dimitre Traykov ha già lasciato il carcere e sarà sottoposto al braccialetto elettronico (che però non è ancora disponibile). Sequestrati i suoi quattro cellulari per accertare i movimenti e le varie telefonate eseguite dopo la fuga: spunta l'ipotesi di un complice

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone, Giorgio Cozzarini, ha sciolto le riserve e ha preso nella prima mattinata di oggi, 3 febbraio, una decisione destinata a causare una valanga di polemiche: sono stati concessi gli arresti domiciliari a Dimitre Traykov, 61enne di Pordenone (di origini bulgare), responsabile del tragico incidente che domenica scorsa è costato la vita a Sara Rizzotto, assistente sanitaria di 26 anni, e Jessica Fragasso, studentessa universaria a Ca' Foscari, 20 anni. Lo schianto è avvenuto alle 19.40 di domenica lungo la A28, tra Villotta di Chions e Azzano Decimo. La richiesta della misura alternativa al carcere (dove l'uomo si trovava da domenica scorsa), è stata presentata dagli avvocati Gianni Massanzana e Loris Padalino nel corso dell'udienza di convalida del fermo che si è svolta ieri, 2 febbraio, ed è stata accolta dal gip. L'imprenditore sarà dotato di braccialetto elettronico (per ora non ne sono di disponibili e quindi pattuglie di carabinieri e polizia dovranno verificare la sua permanenza in casa a Pordenone) per evitare l'eventuale pericolo di fuga.

Furiosa la reazione di Alain Fragasso, padre di Jessica: «Non è possibile che a un delinquente, ubriaco e che ha provocato la morte di due ragazze e ha ferito due bambine, vengano concessi i domiciliari, non esiste. Questo giudice ha dei figli? Questo ora è capace di scappare, ha i mezzi. Devo andare dal presidente della Repubblica a chiedere giustizia, questo giudice non ha un cuore».

Anche Devis Da Ros, padre delle due bimbe rimaste orfane ha reagito con stupore alla decisione del giudice «E' molto diffiicile commentare: in Italia va sempre così, chi commette gesti come questo se ne sta libero a casa. Come ha fatto il giudice a prendere una decisione del genere? Io sono qui con una bimba che non mangia ma vomita soltanto, un'altra con due ferri sulle gambe. Questo è un giudice imparziale? Non abbiamo più speranze. Questo qui ha un'azienda di trasporti, chi gli impedirà di mettersi in un cassone di un camion e sparire all'estero?». Intanto le condizioni delle piccole è stabile ma non in miglioramento come era stato ventilato nei giorni scorsi. «Sono entrambe in osservazione e la situazione non migliora: non ci sono davvero i presupposti per fare ritorno a casa»: spiega Devis.

«Pur nel rispetto dell’autonomia della magistratura, mi sento di commentare la decisione del Gip di Pordenone di non accogliere la richiesta di custodia in carcere da parte della Procura per la persona che, in un gravissimo incidente, ha investito e ucciso due giovani cugine Venete. Gli arresti domiciliari concessi pongono non pochi quesiti». Così il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, interviene sugli sviluppi dell’incidente nel quale hanno perso la vita Sara Rizzotto e Jessica Fragasso, le due cugine di Conegliano e Mareno di Piave morte tra i rottami della loro Fiat Panda, centrata da un Suv sull’autostrada A-28. Nell’incidente sono rimaste gravemente ferite anche le giovanissime figlie di una delle due. «Quesiti – prosegue Zaia – che si pongono anche dal punto di vista umano sia tra i famigliari che nella cittadinanza, e che ho percepito con forza anche in un mio colloquio con il papà di Jessica. Questa tragedia, già così immane, viene vissuta ancora peggio per il fatto che non sia stato preso un provvedimento di custodia cautelare in carcere. La mia – conclude Zaia – è una semplice considerazione, che però possa essere accolta da chi di dovere, anche perché il sentimento comune e la comunità delle due famiglie si aspettavano un provvedimento di maggior rigore»

Il punto sulle indagini

Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Federico Facchin, che indagano sul tragico incidente della A28 stanno accertanto intanto se l'uomo possa aver avuto un complice che possa aver agevolato la fuga dell'uomo dal luogo dell'incidente fino a casa sua, a Pordenone. Una testimone, un'ausiliaria del traffico di Autovie Venete, avrebbe visto il 61enne scappare a piedi dopo lo schianto. Sono stati sequestrati all'imprenditore i suoi quattro cellulari (tre dei quali lasciati a bordo del suo Land Rover Defender) con i quali si cercherà di accertare il tragitto compiuto dal "pirata" e le eventuali telefonate eseguite prima e dopo lo schianto. Intanto tra le testimonianze acquisite dagli investigatori c'è quella della moglie di Traykov. La donna ha riferito che il marito, tornato a casa sotto choc riferendole di "aver avuto un incidente", avrebbe bevuto un bicchiere di vino.

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