Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Mense scolastiche, parla la trevigiana indagata: «Obbedivo ai superiori»

Katty Bandiera, 45enne di Oderzo, è finita agli arresti domiciliari nell'ambito dell'indagine sulla Ep di Napoli. La donna ha risposto alle domande del gip giustificandosi: «Io ero una semplice dipendente, pensavo che quelle cose fossero fatte per risparmiare sui costi ma che non fossero illeciti penali»

Parla la responsabile dei centri cottura della società finita nell'occhio del ciclone per frode in forniture pubbliche

«Io ero una semplice dipendente, pensavo che quelle cose fossero fatte per risparmiare sui costi ma che non fossero illeciti penali. Una volta il mio superiore mi disse di cambiare una bolla di trasporto, io non ci vidi chiaro e mi rifiutati di farlo». Katty Bandiera, 45enne di Oderzo, ha risposto all'interrogatorio per rogatoria disposto dalla Procura di Udine. La responsabile dei centri cottura della EP s.p.a., società con sede legale a Roma ed operativa a Napoli, è finita agli arresti domiciliari nel quadro di una indagine che ha messo nel mirino altre tre persone e che ipotizza il reato di frode nelle pubbliche forniture nella forma aggravata avendo come oggetto sostanze alimentari, commesso in danno dei Comuni di Udine, Varmo, Trivignano Udinese, Tarcento, Arta Terme, Rive d’Arcano (Ud), Vito d’Asio (Pn), Cimadolmo, San Polo di Piave e Motta di Livenza in provincia di Treviso, i quali avevano tutti affidato in appalto i servizi di ristorazione scolastica e di fornitura di pasti a domicilio alla società interessata dalle indagini.

Anche quando l'azienda le aveva ordinato di allestire una finta postazione in cucina, uno spazio in cui far credere al Nas di preparare i pasti per celiaci nel centro cottura di Motta, lei avrebbe semplicemente obbedito. «Erano cose che si facevano per risparmiare - ha detto oggi, lunedì 19 luglio, la Bandiera, assistita dai propri legale, gli avvocati Barnaba Battistella e Andrea Mocerino - non immaginavo neppure che si trattasse di fattispecie penalmente rilevanti. Io mi sono sempre opposta agli illeciti, erano pratiche fatte per tagliare sulle spese di produzione dei pasti». L’indagine ha preso l’avvio ad ottobre del 2020 a seguito di molteplici segnalazioni pervenute dalle Commissioni Mensa costituita da rappresentanti dei genitori di istituti scolastici di Udine e di Varmo (Ud), riguardanti disservizi che gravavano sul servizio di ristorazione scolastica,  nello specifico la presenza di corpi estranei nei pasti, le scarse quantità delle porzioni, la non rispondenza dei pasti a quanto previsto dai menu, le temperature di trasporto dei pasti non idonee, i tempi di consegna non rispondenti a quanto contrattualmente previsto. L’attività investigativa, attraverso le numerose ispezioni svolte nei centri cottura di Ruda (Ud), Tarcento (Ud) e Motta di Livenza (Tv) nonché nelle mense delle scuole e l’analisi dei documenti di gara e delle forniture delle derrate alimentari, che ha visto l’importante contributo dato dal monitoraggio svolto dalle Commissioni Mensa dei genitori, ha consentito di suffragare in via oggettiva la continua e pressoché generalizzata violazione delle clausole di appalto relative ad aspetti essenziali dei servizi affidati alla società napoletana. 

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