Cronaca

"L'arte fa bene al cuore": la cardiologia del Ca' Foncello apre le porte agli artisti

Giovedì 16 febbraio alle 15 l'inaugurazione della nona edizione dell'evento ideato dal dr. Zoran Olivari: la mostra (50 mila presenze l'anno) sarà aperta fino al 27 gennaio 2018

TREVISO Nei locali della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Ca’ Foncello a Treviso giovedì 16 febbraio alle ore 15 – alla presenza del Direttore generale Francesco Benazzi - s’inaugura la nona edizione della mostra annuale dal titolo L’Arte fa bene al cuore. L’evento, nato su iniziativa del primario Dr. Zoran Olivari, e affidato per la curatela ai critici Elsa Dezuanni ed Ennio Pouchard, è motivato dal desiderio di creare un’atmosfera rasserenante per quanti frequentano questi spazi ambulatoriali (circa 50.000 presenze l’anno). In calendario fino al 27 gennaio 2018. Orario: giorni feriali 9-16.30, giovedì e sabato 9-12. Info: 0422 322767 ore 9-13. Catalogo a cura di E. Dezuanni ed E. Pouchard, edito da E-Printing (Vacil di Breda di Piave-TV).

Il gradimento dimostrato fin dall’inizio da pazienti e accompagnatori ha indotto a replicare anno per anno tale proposta, che continua a essere frutto di sinergiche collaborazioni tra i curatori, gli artisti via via invitati, la Direzione dell’ospedale e gli sponsor, che con i loro specifici contributi ne hanno reso possibile l’organizzazione a costo zero per l’ente pubblico. Come sempre, la disposizione delle opere è stata studiata in modo da creare un rapporto di dialogo per analogie o per contrasti tra i rispettivi stili, al fine di stimolare una visione il più possibile coinvolgente da parte del pubblico.

In queste esposizioni si sono susseguiti artisti rappresentativi di un’ampia varietà di tendenze, con protagonisti anche di fama internazionale. Quest’anno, nelle opere degli invitati – che, come nelle precedenti edizioni, sono quattro – la mostra si sostanzia con un rapporto tra forme di figurativo più o meno esplicito e la pura astrazione. In Graziella Da Gioz, i dipinti, elaborati sul tema unico del paesaggio fluviale, rappresentano frammenti di una natura conosciuta e intensamente vissuta: angoli intrisi di solitudine, con cieli tersi, alghe galleggianti e canneti che si riflettono sull’acqua, in una luce di intima suggestione. Gino Di Pieri propone invece sculture da parete che, esposte in sequenza, come a farne un’opera unica, hanno in comune il titolo Obelisco, non quale richiamo agli antichi monumenti celebrativi ma per lo slancio ascensionale, e riconducono ad analoghe ricerche dell’artista nel campo dell’incisione, che è parte preponderante del suo lavoro. Le tele monocrome di Romano Perusini, datate ai primi anni Sessanta, sono elaborate con forme geometriche elementari, modellate alla perfezione, incollate e aggettanti dal fondale per creare lievi effetti d’ombra giocati sull’obliquità delle luci incidenti.  Massimiliana Sonego, infine, con una pittura à plat, affabula memorie stilizzate di oggetti multicolori appartenenti alla quotidianità, in composizioni inscindibili dal suo vissuto, realizzate con attenta resa tecnico-stilistica e il raziocinio che governa l’iniziale impulso emotivo.

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