Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

La presunta mente dell'incendio alla Carrozzeria Roggia indagato per mafia

Siro Girardi, 47enne autotrasportatore trevigiano, risulta invischiato nella maxi inchiesta antimafia diretta dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e sfociata fa nel mega blitz dei Ros contro la cosca ‘ndranghetista crotonese di Papanice guidata dalla famiglia Megna. L'uomo è considerato il mandante del rogo che ha distrutto l'attività dell'imprenditore Emilio Bettiol

C'è anche il nome di Siro Girardi, 47enne autotrasportatore trevigiano, nella maxi inchiesta antimafia diretta dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e sfociata nel mega blitz dei Ros contro la cosca ‘ndranghetista crotonese di Papanice guidata dalla famiglia Megna. L'uomo, incensurato e che risulta risulta indagato a piede libero, è salito alla ribalta della cronaca locale per il processo a suo carico perché ritenuto il mandante  dell’incendio doloso, scoppiato nel maggio del 2020, alla carrozzeria Roggia di via Postumia.

L'uomo, secondo le accuse della Procura di Treviso, avrebbe agito con il 73enne Bruno Tommasini, veneziano ex esponente della Mala del Brenta ed Emilio Foccardi, 58enne, anche questo incensurato e residente nel capoluogo. Girardi sarebbe stato la "mente" del rogo, "appoggiato" come intermediario nell'organizzazione dell'incendio da Foccardi e Tommasini. L'esecutore materiale, il veneziano 40enne Jonathan Causin, già con vari precedenti alle spalle, era stato invece condannato a tre anni di reclusione, con il rito abbreviato, nel settembre del 2021.

Causin era stato incastrato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, da cui si era notata la sua auto in fuga, e dal segnale del cellulare che aveva utilizzato la notte del reato e che aveva intestato ad un prestanome. In questo modo gli investigatori erano così riusciti a capire i movimenti del 38enne che, dopo aver appiccato il rogo che aveva devastato la carrozzeria Roggia, aveva raggiunto il parcheggio del noto pub Colonial Inn di Silea per abbandonare gli abiti utilizzati durante il raid incendiario, oltre a inneschi fatti con dei rotoli di carta da cucina, la tanica e il contenitore dell'alcool, ritrovati solo alcuni mesi dopo. L'azione criminale avrebbe avuto come movente quello di "fargliela pagare" a Emilio Bettiol, titolare della carrozzeria, per il ruolo che quest'ultimo avrebbe avuto nella burrascosa separazione di Girardi dalla figlia dell'imprenditore, nei cui confronti avrebbe anche realizzato una vera e propria campagna di persecuzione per cui, proprio l'altro ieri, è stato condannato, in primo grado a Treviso, a 1 anno e 6 mesi di reclusione.

Girardi è il secondo veneto ad essere invischiato nell'inchiesta della procura calabrese: l'altro è Mauro Prospero, 63enne imprenditore di Peschiera, finito invece agli arresti domicilari accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, che secondo la direzione distrettuale antimafia sarebbe stato il terminale veronese del raggruppamento ‘ndranghetista appena sgominato.

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