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Occupazione in crescita nel Veneto orientale: Confartigianato pubblica i dati sulle imprese

Bene l’occupazione nel portogruarese. Rimane tuttavia alto il gap nel lungo termine, con instabilità e sfiducia delle imprese per burocrazia e politiche commerciali inadeguate

TREVISO I dati sembrano confermarlo: l’occupazione a livello nazionale cresce. Non è un vero e proprio passo in avanti: ripartiamo infatti dai numeri del 2007, con quasi 23 milioni di posti di lavoro. Ma a differenza di allora che si contavano circa 1 milione e mezzo di disoccupati, oggi, forse anche a seguito del allungamento della vita lavorativa e del aumento della popolazione residente, sono purtroppo il doppio. Di questi circa mezzo milione appartengono al comparto delle costruzioni e 400.000 da quello dell’artigianato (fonte CGIA).

Bene invece per le, purtroppo poche, imprese che esportano. Volano quelle iper-specializzate. Aziende ad alto valore aggiunto, ma con un modesto impatto sull’occupazione, che non riescono da sole a dare il colpo di reni necessario a far decollare il numero dei posti di lavoro.  
«Questa è un’epoca di trasformazioni rapidissime, che necessita più di nuove competenze che non di esperienze consolidate – afferma il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Orientale, Siro Martin – . È quindi determinante facilitare l’ingresso dei giovani (la maggior parte dei quali ben preparata dalle nostre scuole e università) nel mondo del lavoro e attivare una formazione aziendale continua ed efficace che consenta di accrescere le competenze del personale occupato». L’Amministrazione Pubblica, da par suo, sta investendo una adeguata quantità di denaro (dei contribuenti!), il cui utilizzo lascia però spesso a desiderare. Le leggi, poco chiare e scarsamente ponderate, sembrano dettate più da logiche di bottega che dal buon senso, e contribuiscono così a creare incertezza e ad aumentare la burocrazia (costo che la CGIA ha stimato superiore a quello dell’evasione). Manca, inoltre, un punto di riferimento certo e ben specializzato per l’attività di orientamento: la speranza è che le “nuove” 60 Camere di Commercio, a cui da poco è stato affidato anche questo compito, riescano ad assolverlo con competenza.
 
«Nonostante la ripresa economica debba essere trascinata, inevitabilmente, dall’economia digitale, – continua il presidente Martin – non dobbiamo dimenticare che nell’immediato, ed ancora per qualche decennio, la principale capacità occupazionale sarà offerta dall’artigianato e dal comparto delle costruzioni, tra i pochi settori in grado di assorbire personale con scarse competenze digitali e che non trova altri sbocchi lavorativi. Per facilitare questo processo sarà tuttavia necessario richiedere alle Istituzioni, ed ottenere, semplificazione, certezza nei pagamenti, credito agevolato ed un codice degli appalti premiante ed inclusivo. Inoltre è indispensabile che si continui a sostenere la riqualificazione di edifici e di città, attività che genera posti di lavoro a più alto valore aggiunto. Le aziende, di contro, dovranno accettare che programmazione, cash-flow, tecnologia, innovazione e digitalizzazione entrino, seppur lentamente, a far parte del loro DNA». Un percorso difficile ma indispensabile, che Istituzioni e Associazioni di Categoria, lavorando in sinergia, ed anche su se stesse, dovranno fare di tutto per rendere agevole.

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