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Licenziato minaccia il suicidio: protesta choc sul tetto del tribunale di Treviso

Michelangelo Misso, 48enne di Rovigo, ha esposto uno striscione e scritto sul muro del palazzo di giustizia di via Verdi: nel 2010 si era tagliato le vene nell'ufficio di un dirigente

TREVISO Terza clamorosa protesta in tribunale a Treviso da parte di Michelangelo Misso, autotrasportatore 48enne napoletano di nascita ma residente a Rovigo. L'uomo, non nuovo a gesti eclatanti per chiedere giustizia, a suo dire, in merito a una causa per ingiusto licenziamento, è salito sul portico dell'ingresso del palazzo di giustizia di via Verdi uscendo da una finestra del primo piano, ha esposto uno striscione e scritto sul muro del tribunale minacciando di lanciarsi di sotto se fosse stato fermato dalle forze dell'ordine. In un attimo si è creato un capannello di curiosi all'esterno del palazzo di giustizia mentre carabinieri e polizia hanno tentato di far desistere l'uomo dai suoi propositi suicidi.

“Come e misera la vita negli abusi di potere” ha scritto con un gesso nero sul muro del tribunale mentre, attaccato a una bandiera italiana, ha esposto lo striscione con scritto “Non c'è legge senza giustizia, non c'è giustizia senza verità. Evviva la libertà, evviva la democrazia, art.1 della costituzione Italia repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Con un'azione fulminea, mentre un militare lo stava distraendo parlando con lui, un secondo l'ha braccato e immobilizzato. In quattro sono poi intervenuti per evitare che si lanciasse di sotto e lo hanno fatto entrare dalla finestra del primo piano dalla quale era uscito.

Ora però inizieranno i guai per il 48enne: è probabile che venga denunciato, oltre che per danneggiamento dopo aver imbrattato il muro esterno del tribunale, anche per resistenza a pubblico ufficiale, con le conseguenze del caso.

La vicenda alla base della protesta è nota: l'uomo, che nel giugno 2012 ha perso il lavoro e con quello anche la casa, vanterebbe un credito di 20 mila euro dall'ex titolare che nel 2005 lo aveva licenziato. Misso lavorava infatti per una ditta di autotrasporti di Montebelluna quando, improvvisamente, si era visto chiudere il contratto rimanendo dall'oggi al domani senza lavoro. Il 48enne si era opposto al licenziamento, facendo causa all'ex titolare davanti al giudice del lavoro del tribunale di Treviso. E aveva avuto ragione: nel 2006 infatti il giudice aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, condannando il titolare a versargli a titolo di risarcimento la somma di 20 mila euro.

Soldi che però, Misso non avrebbe mai visto. Dopo anni di richieste e solleciti, nel giugno del 2012 il 48enne si è rivolto ai carabinieri sporgendo querela nei confronti della ditta, per mancata esecuzione di un ordine del giudice.

Come detto si tratta della terza protesta clamorosa messa in atto per questa vicenda: nel novembre 2010, all'interno dell'ufficio di Mariarosa Santangelo, all'epoca dirigente del ramo amministrativo del palazzo di giustizia, Misso si era tagliato le vene all'altezza del gomito con una lametta da bara. Nel gennaio 2014 si era invece presentato in mutando all'ingresso del palazzo di giustizia di Treviso.  

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