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ph: Sara Da Re

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Liceo Canova: uno stage linguistico a Pechino

E' il primo liceo in tutto il Veneto ad aver organizzato un viaggio in Cina per i proprio studenti, l'esperienza è stata un successo

Lo sciopero dei piloti Air France e il conseguente ritardo nel ritorno a casa, ha fatto crescere nei 36 studenti del Liceo Linguistico A.Canova bloccati a Pechino, il desiderio di Italia. Tuttavia tornati in patria, di nuovo alle prese con la routine scolastica provano ora un po’ di nostalgia nei confronti di quella bellissima esperienza che è stata il loro viaggio cinese, raccontato con grande entusiasmo e descritto come una delle avventure più belle mai vissute. Lo stage linguistico, fortemente voluto dalla Preside Maria Rita Ventura, rappresenta un vanto non da poco per questo Liceo, che è il primo in Veneto ad aver organizzato un viaggio in Cina.

Dopo 12 ore di volo Pechino ha accolto gli alunni e le tre professoresse accompagnatrici (Pugliara, Biondi e Ventura) con la nota nube di smog che avvolge la città. Con un cielo più terso nei giorni successivi e le incredibili esperienze vissute, il resto del viaggio è stato una meraviglia tutta da raccontare. Di quanto visto, soprattutto tre cose sembrano aver colpito i viaggiatori: innanzitutto la Grande Muraglia, che ha tanto stupito gli studenti per la sua imponenza e che porta a chiedersi in che modo l’uomo sia riuscito in un passato così lontano e senza l’attuale tecnologia ad erigere simili opere; poi la Festa di metà autunno, festività tipicamente cinese, nota anche come Festa della Luna, che i canoviani hanno festeggiato presso il suggestivo lago di Houhai, dove – secondo la tradizione – hanno assaggiato dei piccoli dolci noti come torte lunari; infine ha destato meraviglia la perfezione architettonica della Città Proibita, palazzo imperiale della dinastia Ming e Qing che per quasi 500 anni è stata centro cerimoniale e  politico della società cinese, questo il commento di uno studente: “a confronto con il caos di Pechino, con il grigio e l’elevatissimo numero di palazzi che quasi impediscono di vedere il cielo, la Città Proibita è uno spazio aperto, estremamente geometrico, pulito e ordinato che ti colpisce per l’estrema cura con cui è tenuto oltre che per l’emozione di trovarsi in un luogo precluso per secoli , anzi proibito, alla maggior parte delle persone”.

Ascoltando i racconti dei partecipanti emergono ovviamente più punti di vista, tuttavia sorprendentemente spesso in contrasto tra loro. L’immagine di Pechino che emerge dunque è quella di una città ricca di contraddizioni, che contemporaneamente conferma e smentisce gli stereotipi che l’occidentale medio ha riguardo la cultura cinese. Estrema civiltà ed estrema maleducazione (chiaramente sempre secondo il criterio occidentale) sembrano convivere. Così alcuni ricordano i quindici minuti di Tai Chi (arte marziale ginnico-spirituale di origine taoista) che hanno visto praticare dai dipendenti fuori dal luogo di lavoro prima dell’apertura, altri raccontano del gran numero di sigarette e alcolici che i ragazzi cinesi della Capital Normal University di Pechino (dove essi stessi hanno alloggiato dal 7 al 22 settembre) consumavano regolarmente, o dell’abitudine, a quanto pare molto generalizzata, di sputare per terra in pieno centro cittadino che insieme ad altre pratiche igieniche mostrate con noncuranza in pubblico, ha non poco stranito gli studenti trevigiani.

Contemporaneamente quest’ultimi descrivono un’efficienza nei servizi (la metropolitana su tutti) pressoché inarrivabile per l’Occidente, e varie manifestazioni di rispetto e gentilezza per il prossimo così evidenti da mettere quasi in imbarazzo. “Il nostro viaggio a Pechino ci ha mostrato come prima di ogni partenza vadano abbandonati i pregiudizi, per apprezzare la Cina è necessario aprire la mente e osservare quel tipo di civiltà così com’è, confronti continui al proprio mondo sono inutili e limitanti”, ci dice come resoconto dell’esperienza la prof.ssa Monica Pugliara. Ai racconti entusiasti seguono le considerazioni conclusive e soprattutto riflessioni circa il futuro. Qualcuno giura “ mai più”, ma molti stanno già considerando un ritorno in Cina, sì come meta turistica ma anche e soprattutto come trampolino di lancio in ambito lavorativo: alla prossima generazione di universitari – con un punto di vista nuovo sul futuro che finalmente non considera più ostacoli insormontabili la lontananza da casa e il dover imparare una nuova lingua -  il viaggio sembra dunque aver aperto almeno un nuovo grande orizzonte e aver offerto un’importante possibilità di scelta in più. Qual è se non questa la grande bellezza dei viaggi?

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